La Repubblica punta i riflettori su un presunto condono di cui avrebbe usufruito il padre di Luigi Di Maio. Il vicepremier: usate più amore e meno rabbia.

Sulla scia del caso Ischia, l’attenzione mediatica si è spostata sul tema dei condoni portando alla luce un fatto relativo alla famiglia del vicepremier Luigi Di Maio.

La Repubblica: il possibile condono sulla casa della famiglia Di Maio

Stando a quanto emerso – e riportato da la Repubblica -, il padre di Luigi Di Maio nel 2006 ha sanato un abuso edilizio di circa 150 metri quadri alla cifra di duemila euro.

L’inchiesta condotta dal noto quotidiano ha portato alla luce la sanatoria richiesta da Antonio Di Maio per i centocinquanta metri non a norma della sua casa a due piani nella quale la famiglia d’origine del vicepremier pentastellato ancora risiede.

Per le violazioni edilizie è stata pagata una multa ma la costruzione non ha subìto modifiche. Antonio Di Maio ha normalizzato la sua abitazione facendo ricorso alla legge sul primo condono introdotta nel 1985 dal governo Craxi e Nicolazzi.

La sanatoria sarebbe stata approvata solo nel 2006 e si sarebbe conclusa, sempre secondo quanto emerso nel corso dell’inchiesta giornalistica, con il pagamento di due rate e di una multa di duemila euro a causa di un errore nel conteggio dei metri quadri non a norma.

Green Pass, tutte le regole dal 1 settembre

Luigi Di Maio
Fonte foto: https://www.facebook.com/luigi.demucci.3?tn-str=*F

Luigi Di Maio a la Repubblica: usate più amore e meno rabbia

Lo stesso Luigi Di Maio ha voluto rispondere a la Repubblica fornendo la propria versione dei fatti nel corso di una diretta su sulla propria pagina Facebook:

Ho chiamato mio padre e gli ho chiesto cosa avesse combinato, mi ha spiegato che nel 1966 mio nonno, che ora non c’è più, costruì la casa dove vive tuttora la mia famiglia. Nel 1966 mio padre aveva sedici anni  e la casa fu costruita in base ad un decreto regio del 1942, ancora vigente nel 1966. Nel 1985, quando mio nonno non c’era più, mio padre venne a conoscenza di una legge per regolarizzare qualsiasi manufatto costruito in precedenza, e chiese di regolarizzare la casa“.

La risposta di Repubblica

Il quotidiano ha però voluto rispondere alle parole di Luigi Di Maio pubblicando una lettera con alcune specificazioni su quanto scritto e quanto emerso in seguito all’inchiesta giornalistica:

Ho letto Repubblica (…), ho chiesto a mio padre cosa hai combinato. Mio padre presentó una domanda ad aprile 1986. Ma la casa fu costruita nel 1966, realizzata da mio nonno in base al Regio decreto del 1942 ” cita la Repubblica che poi attacca: “Una genealogia interessante, ma c’è una prima imprecisione. Due terzi della casa, ovvero secondo piano e terzo piano sono connotati da abusi che, secondo quanto registrato negli atti, sono stati realizzati almeno dieci anni dopo. Ciò non toglie che si sia trattato di ampliamenti per complessivi 150 metri quadri”

“Il vicepremier Di Maio, se leggesse di più e meglio, saprebbe cose che evidentemente in casa, gli erano sfuggite, almeno da 12 anni – conclude la staffilata di Repibblica al vicepremier. E soprattutto dica cosa pensa del condono e di come possa ora vietare a Ischia ciò che in casa sua era stato concesso. I fatti, come lui stesso ha dimostrato spiegando, non si piegano alle convenienze.
.


Maltempo, il premier Conte: “Per le emergenze pronti 153,5 milioni”

Dl sicurezza, il Senato approva: i dissidenti del M5S salgono a cinque