L’Infinito di Giacomo Leopardi compie 200 anni

L’Infinito di Giacomo Leopardi compie 200 anni

Compie duecento anni l’Infinito di Giacomo Leopardi: la data, il testo e la parafrasi di una delle poesie più belle della storia.

Compie ben duecento anni l’Infinito di Giacomo Leopardi. E non li dimostra. Si tratta infatti di una delle poesie più apprezzate non solo da studiosi e appassionati, ma addirittura dagli studenti, che proprio con il poeta vivono una sorta di rapporto fondato su amore e odio ma alla fine continuano a portarsi dentro le parole delle sue poesie e delle sue opere che restano di fatto immortali.

I duecento anni dell’Infinito di Giacomo Leopardi: la data

Frutto di un duro lavoro, le versioni definitive della lirica vedono la luce proprio nel 1819, ben duecento anni fa. La poesia, composta da quindici endecasillabi sciolti, sarà presentata al pubblico solo nel 1826, quando sarà inserita nella raccolta Idilli.

 L’Infinito di Giacomo Leopardi: il testo

Celebriamo i duecento anni della poesia di Leopardi proponendo innanzi tutto il testo, splendido e immortale che tanti studenti ha fatto dannare e altrettanti ha fatto innamorare e sognare a occhi aperti.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

L’Infinito, parafrasi del testo di Leopardi

Per comprendere al meglio uno dei testi più belli del mondo della poesia italiana e internazionale è giusto e doveroso proporre anche la parafrasi del testo, così che tutti possano godere senza difficoltà del capolavoro.

Ho sempre amato questo colle solitario
e questa siepe, che impedisce al mio sguardo
di scorgere l’interezza dell’estremo orizzonte. Ma quando sono qui seduto, e guardo, comincio
a immaginarmi spazi sterminati al di là di essa,
e un silenzio sovrumano, e una pace abissale,
fin quasi a sentire il cuore tremante di paura. E non appena sento il fruscio degli alberi carezzati
dal vento, questa voce paragono
a quel silenzio infinito: e d’improvviso nella mia mente
affiora l’eternità, e tutte le ere ormai trascorse,
e quella presente, viva, con la sua voce. Così il mio pensiero è sommerso in quest’immensità
ed è dolce, per me, inabissarmi in questo mare.

Non ci sono dubbi sul fatto che anche con parafrasi L’Infinito resta un testo emozionante, in grado di adattarsi alla lingua corrente, e anche per questo senza tempo, come tutti i grandi capolavori.

L’analisi

L’analisi de L’Infinito di Leopardi consente di conoscere da vicino il poeta, nella sfera dell’intimo, del profondo. La poesia racchiude infatti tutta l’essenza di Giacomo Leopardi, un ragazzo solitario che soffriva del suo isolamento, incuriosito dal mondo che viveva e correva fuori dalla piccola Recanati, il mondo che poi nel corso della sua vita sarebbe riuscito a conoscere. Le figure retoriche come allitterazioni ed enjambment servono proprio a rendere il senso di uno scorrere rapido repentino, ma anche caotico come dimostra l’assenza delle rime e la scelta di scrivere in endecasillabi sciolti. Il tutto è confrontato con l’Io più intimo del poeta, attratto e spaventato dal mondo.