Avviati una serie di controlli dall’INPS, che potrebbero far perdere l’assegno a molti: a cosa prestare attenzione.
Aumentati i controlli, da parte dell’INPS, sulle pensioni di invalidità civile, attuati grazie ai nuovi sistemi di controllo informatico, che permettono di individuare anomalie o discrepanze presenti, incrociando dati sanitari e previdenziali. Per tale ragione, molti potrebbero rischiare di perdere l’assegno che hanno percepito fino ad oggi. Cosa c’è da sapere.
INPS, aumentano i controlli sull’assegno di invalidità civile
Negli ultimi tempi, l’INPS ha intensificato i controlli sugli assegni di invalidità civile, grazie ai nuovi sistemi informatici, che permettono di incrociare dati previdenziali e sanitari in modo da comprendere se, eventualmente, vi siano delle anomalie importanti che possono pregiudicare anche l’erogazione dello stesso assegno.

C’è da dire, però, che i controlli automatizzati possono anche creare dei problemi seri, in quanto possono penalizzare anche le persone che, nei fatti, hanno tutti i requisiti per mantenere attivo l’assegno percepito.
Bisogna anche considerare il fatto che non tutti i cittadini riescono ad attuare l’iter previsto, al fine di evitare di perdere il beneficio ottenuto. In questo caso, dunque, è meglio informarsi, al fine di evitare errori.
Operazioni di controllo, a cosa servono
I controlli, avviati dall’INPS, dunque, hanno come obiettivo principale quello di elargire l’assegno di invalidità civile solo ed esclusivamente ai cittadini che, realmente, hanno i requisiti richiesti al fine dell’ottenimento dello stesso.
In tal modo, dunque, si assicura equità di trattamento e si migliora, al contempo, anche il sistema previdenziale italiano. D’altronde, l’INPS è obbligato a monitorare, periodicamente, le condizioni di salute di coloro che sono beneficiari di tale misura.
Il sussidio era conferito a chi ne aveva diritto, diventando irreversibile, in condizioni di salute non migliorabili, quali mancanza della vista o amputazione di arti. Però, con l’introduzione del decreto-legge n. 90 del 2014, l’articolo 25 ha cambiato tale impostazione. Pertanto, anche nei casi di irreversibilità, è prevista una revisione periodica dello stato di salute del richiedente.
Nella maggior parte dei casi, dunque, la sospensione o la revoca della pensione avviene in mancanza di documentazione medica aggiornata.