Anche l’intermediazione finanziaria deve adeguarsi sempre più rapidamente a nuovi strumenti, nuove tendenze e nuove declinazioni del mercato. Ecco alcune delle prossime sfide.

L’informazione è preziosa: una affermazione assoluta che vale per tutti i settori ma, se possibile, assume un valore ancora più grande quando si parla di intermediazione finanziaria, dove la competizione è sempre stata e sarà sempre spietata. Ecco perché questo settore non può esimersi dall’essere estremamente attento alle innovazioni, anche quelle che sembrano provenire da settori cadetti. Oggi una buona idea si può trasformare in pochi mesi in una startup fintech, consolidarsi e rivoluzionare il mercato in poco tempo. Le realtà che si muovono nel settore, come le società di intermediazione mobiliare, devono essere pronte ad affrontare le sfide che derivano da un mercato in cui anche l’innovazione tecnologica ha un aspetto rilevante.

Fintech, un po’ di chiarezza

Il termine Fintech deriva dalla fusione delle parole financial e technology. In origine indicava le tecnologie applicate dalle istituzioni finanziarie al loro interno, ma oggi ha assunto altri significati. Oggi il termine Fintech include tutte le innovazioni nel settore finanziario, dall’informazione ed educazione finanziari ai servizi bancari al dettaglio, fino ad arrivare al denaro elettronico e alle criptovalute come i bitcoin. Oggi il termine si utilizza anche per identificare le startup del settore finanziario, in particolare quelle che hanno una specifica vocazione tecnologica.

Le nuove sfide della finanza

L’impatto della tecnologia nel mondo finanziario è indubbio. Basti pensare, per esempio, ai robo advisor, giusto per citare non degli aspetti più accessibili della Digital Finance. Ma c’è molto di più, come sottolinea anche l’Osservatorio Digital Finance del Politecnico di Milano nella sua ricerca presentata il 31 gennaio 2017 intitolata Digital rethinking nel banking e finance. I temi principali a cui rivolgere l’attenzione quest’anno, secondo quanto riportato, saranno:

  • Startup Fintech: sempre più innovative e sempre più competitive, le nuove aziende emergono con risorse sempre più importanti. Potenzialmente le prossime rivoluzioni del mercato potrebbero arrivare da aziende di questo tipo. Spesso si tratta di una nuova “generazione” di intermediari mobiliari che approcciano il mercato soprattutto dal punto di vista delle tecnologie.
  • API: Grazie alle Application Programming Interface, l’integrazione di nuovi servizi è sempre più rapida e in molti casi semplice. L’innovazione diventa un must quasi istantaneo. Anche in questo caso il problema può trasformarsi in opportunità: dal momento che di solito le API sono a disposizione (in modo gratuito o a pagamento) di chiunque le voglia utilizzare, gli intermediari finanziari più pronti, capaci, e dotati di una struttura tecnologica adeguata, possono utilizzarle all’interno dei loro prodotti.
  • Blockchain: nate in seno alla più famosa delle criptovalute, bitcoin, queste basi di dati potrebbero diventare uno strumento mainstream nella finanza entro il 2020.
  • Big Data: un’evoluzione quasi naturale in un ambiente come quello finanziario in cui l’accesso ai dati e la capacità di elaborarli sono sempre stati di fatto un asset.

Blockchain, la rivoluzione che viene dal basso?

Oggi la parola Blockchain è quasi inflazionata, in particolare per chi lavora nei settori della finanza (e nella intermediazione finanziaria) e nell’informatica. Eppure, trovare una definizione soddisfacente è piuttosto complesso, in particolare se vogliamo usare i canoni del dizionario.
Wikipedia recita: “Una blockchain è una base di dati distribuita, introdotta dalla valuta Bitcoin che mantiene in modo continuo una lista crescente di record, i quali fanno riferimento a record precedenti presenti nella lista stessa ed è resistente a manomissioni”.
Fra le altre definizioni, è particolarmente convincente quella pubblicata qualche tempo fa da La Stampa in un articolo dedicato, che riprende quella dell’azienda torinese Reply: “registro transnazionale sicuro, condiviso da tutte le parti che operano all’interno di una data rete distribuita di computer. Registra e archivia tutte le transazioni che avvengono all’interno della rete, eliminando in definitiva la necessità di terze parti “fidate” “.
Uscendo dalle definizioni, si tratta di un sistema in cui le transazioni possono essere effettuate senza bisogno di un “terzo” che le certifichi, perché la catena stessa, distribuita in tutto il sistema, è in grado di certificarle in modo autonomo. Affiancare i concetti di intermediazione finanziaria e eliminazione delle terze parti può sembrare azzardato, eppure, anche secondo il Corriere delle comunicazioni le blockchain costituiranno presto una opportunità.

L’intermediazione finanziaria del futuro

Dicendo che i prossimi anni saranno anni di novità e sfide non facciamo sicuramente un’affermazione rivoluzionaria, eppure di una cosa siamo certi: l’innovazione farà sempre più parte della quotidianità, anche nei campi professionalmente più critici. Ecco perché, anche nella scelta dei consulenti finanziari, è indispensabile scegliere un partner che sia pronto al cambiamento. Come Unicasim, società di intermediazione mobiliare che, da tempi non sospetti cita, nella sua filosofia: “L’unica certezza è che, solo proiettandosi in avanti nel tempo, si può crescere. È una verità che vale per gli investitori, ma è anche il motore che ci fa sperimentare nuove soluzioni”. Il futuro, insomma, sarà soprattutto di chi saprà vedere ciò che arriva e cogliere le opportunità.

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