Papa Francesco a ‘La Gazzetta dello Sport’: “Giocavamo con la palla di stracci. In porta perché avevo la ‘gamba dura’”.

ROMA – Papa Francesco si confessa a La Gazzetta dello Sport. Nelle pagine della Rosea il Pontefice ripercorre la sua infanzia in Argentina: “Ricordo molto bene quando con la mia famiglia andavamo allo stadio […]. Da piccolo giocavo con il pallone di stracci, eravamo poveri e non potevamo permetterci il cuoio […]. Mi piaceva molto il calcio, giocavo in porta perché avevo la gamba dura. Un ruolo che è stata una vera e propria scuola di vita […]. Ho giocato anche a basket“.

“La Chiesa ha sempre nutrito grande interesse verso lo sport”

Il Pontefice si sofferma anche sul ruolo della Chiesa nello sport: “Ha sempre nutrito grande interesse verso questo mondo […]. Pensiamo a don Bosco e agli oratori salesiani, ma anche a tutte le parrocchie del mondo nelle quali c’è sempre un campetto a disposizione […]. E’ un’occasione bellissima per condividere il piacere della vittoria e l’amarezza della sconfitta […]”.

udienza privata Papa Francesco
Papa Francesco

“Maradona un profeta”

Non poteva mancare un passaggio su Diego Armando Maradona: “L’ho incontrato nel 2014 in occasione della partita per la Pace […]. In campo è stato un poeta, un grande campione che ha regalato gioia a milioni di persone, in Argentina come a Napoli. Era anche un uomo molto fragile. Ho un ricordo personale della vittoria del Mondiale 1986 da parte dell’Argentina. Mi trovato a Francoforte e stavo attraversando un momento difficile. La finale non l’ho vista e l’ho saputo il giorno dopo durante una lezione di tedesco. La ricordo come la vittoria della solitudine perché non avevo nessuno con il quale condividere la gioia di quella vittoria sportiva. La solitudine ti fa sentire solo, mentre ciò che rende bella la gioia è poterla condividere. Quando mi è stato detto della morte di Maradona, ho pregato per lui e ho fatto giungere alla famiglia un rosario con qualche parola di conforto“.


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