Lino Banfi all’Unesco, l’ironia di Matteo Salvini: E Jerry Calà? E Renato Pozzetto?

La nomina di Lino Banfi come rappresentate dell’Italia all’Unesco non è piaciuta a Matteo Salvini: “Preferivo Andrea Bocelli”

ROMA – La nomina di Lino Banfi come rappresentate italiano dell’Unesco non condivisa da Matteo Salvini. Il vicepremier prima ironizza sui social: “Lui va bene. E Jerry Calà? E Renato Pozzetto? E Umberto Smaila“. Poi in una dichiarazione ha ammesso la sua preferenza: “Se avessi dovuto scegliere io avrei preferito Andrea Bocelli. Non so se Lino Banfi quando è conosciuto in tutto il mondo quando Bocelli. Comunque un abbraccio a Lino Banfi, mi piaceva un sacco come attore“.

Scelta approvata da Antonio Tajani: “Lino Banfi – dichiara il numero due di Forza Italia – è una brava persona e si è sempre battuto per cose positive. Si tratta di una scelta. Nella vita non sempre serve un titolo di studio, poi se uno ce l’ha, meglio“.

Più critico Matteo Renzi che fa il paragone con altri ministri ed esponenti del Governo: “Tante ironie sulla nomina di Lino Banfi – scrive su Twitter – ma abbiamo gente come Toninelli e la Castelli e vi preoccupate della sua scelta. Colpisce la polemica dei laureati certo, ma del resto questa è una nomina di Di Maio: di cosa ci stupiamo“.

Di seguito il tweet di Matteo Salvini

Lino Banfi all’Unesco, diverse le polemiche in Italia

La scelta di Lino Banfi come ambasciatore italiano ha creato diverse polemiche in Italia. Luca Di Gregorio, docente di comunicazione politica, spiega come la nomina è ricaduta sull’attore pugliese perché “ha il vantaggio di essere noto e pop. Lui – riporta il sito de Il Fatto Quotidianonon è un personaggio divisivo. Se è vero che uno vale uno in senso ampio, e dunque anche le esperienze e le competenze possono poco, più o meno tutti possono fare tutto“.

Roma 05/07/2016 – Presentazione dei palinsesti RAI per l’autunno 2016 / foto Insidefoto/Image nella foto: Lino Banfi ONLY ITALY

Giovanna Cosenza spiega come “Banfi è un personaggio popolare e i pentastellati fanno quello che fanno tutti: mescolare la comunicazione di massa con la politica. Non accetto – precisa la docente di Bologna – chi critica la scelta perché lega presuntuosamente la sua popolarità ad una sedicente cultura bassa. Quella considerata alta esprime una élite politica scollegata dalla realtà. Il sopracciglio alzato della sinistra ha creato disagi, non scordiamolo”.

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