Il capitano azzurro chiarisce: “È un dentro o fuori, è capitato tante volte nella mia carriera, ma non cambierà le mie decisioni sul futuro“.

Tra i tanti aspetti che rendono la gara di San Siro di domani sera, il ritorno dei playoff per il Mondiale del 2018 tra Italia e Svezia, più intrigante che mai, vi è anche la possibilità che sia l’ultima gara in Nazionale per il capitano Gianluigi Buffon. Intervenuto in conferenza al fianco di Ventura, il portierone ha parlato anche di questo, come riportato dalla Gazzetta dello Sport: “Sono teso, ma è una tensione giusta, perché con due partite in tre giorni è impossibile ‘decomprimersi’ e riattivarsi. Vivo questa giornata come la vigilia di un evento importante, sono concentratissimo su Italia-Svezia. È un bivio importante, il ‘dentro o fuori’ è capitato tante volte nella mia carriera, ma non cambierà le mie decisioni sul futuro. La mia situazione è secondaria rispetto alla squadra. Domani siamo costretti a una piccola impresa, è necessario che la gente ci sostenga. Ma noi dobbiamo farci aiutare con i fatti, è inutile mandare messaggi a parole. Limportante è che i tifosi accettino qualche piccola sbavatura, perché così un giocatore si sente aiutato e spinto. Se, viceversa, piovono fischi e critiche, gli effetti sono negativi… per quelli c’è spazio dal novantesimo minuto in poi, ognuno di noi deve avere l’umiltà di accettarli“.

Buffon: “Dipende tutto da noi

Il capitano azzurro ha quindi proseguito: “Dipende tutto da noi, dal nostro modo di porci nei confronti della Svezia rispetto all’andata. Sono vent’anni che quella nazionale ha uno stile definito, gioca in maniera consolidata. Chi verrà a sostenerci dovrà spogliarsi dalle maglie dei club, Juve, Milan, Inter, Roma o Napoli, perché servirà soltanto unità nel nome della maglia azzurra. Da parte nostra c’è il senso di responsabilità e la consapevolezza di dover ribaltare questo risultato, è importante per la nazione“.


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