Guerini, “Non vogliamo che l’Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per i terroristi. Vogliamo continuare a rafforzare questo Paese”.

Dopo venti anni l’Italia lascia l’Afghanistan: è stata ammainata la bandiera presente all’aeroporto di Herat. L’8 giugno 2021 è un giorno storico: inizia il ritiro delle truppe italiane. È finita un’epoca, si chiude un capitolo anche doloroso.

Termina la missione dell’Italia in Afghanistan, rientrano le truppe

La cerimonia si è aperta con un minuto di silenzio in memoria delle persone che hanno perso la vita durante la permanenza italiana in Afghanistan. Presente il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Hanno preso parte alla cerimonia anche il Capo di Stato Maggiore della Difesa. il comandante del Comando Operativo di vertice Interforze, il comandante della Brigata Folgore e il Colonnello Paglia, medaglia d’oro al Valor Militare.

Non vogliamo che l’Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per i terroristi. Vogliamo continuare a rafforzare questo Paese dando anche continuità all’addestramento delle forze di sicurezza afghane per non disperdere i risultati ottenuti in questi 20 anni“, ha dichiarato il ministro Guerini durante la cerimonia.

Bandiera italiana
Bandiera italiana

Il blocco del volo militare rischia di rovinare la cerimonia. La Farnesina convoca l’ambasciatore degli Emirati Arabi

La cerimonia è stata macchiata da un inconveniente che rischia di tradursi in un incidente diplomatico. Il volo militare con a bordo i giornalisti è stato bloccato a Dammam, in Arabia Saudita. Questo nonostante il piano di volo fosse stato preventivamente comunicato e concordato. La Farnesina ha convocato l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti manifestando il proprio disappunto per quanto accaduto.

“La questione non è dipesa da noi, sono state mosse alcune iniziative di carattere diplomatico, è stato convocato l’ambasciatore degli Emirati al ministero degli Esteri per chiedere spiegazioni e per manifestare tutto il disappunto e lo stupore per avere negato il sorvolo rispetto a decisioni che erano già state comunicate, assunte e garantite“, ha dichiarato Guerini come riferito dall’Adnkronos.

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

L’11 settembre e la missione in Afghanistan

L’Afghanistan è diventato un posto noto a tutti dopo il drammatico attacco alle Torri Gemelle. L’11 settembre 2001. Una data già nei libri di storia. L’America, attaccata sul proprio suolo con voli civili dirottati, decide di partire per l’Afghanistan per smantellare la rete di Osama bin Laden. Doveva essere un’operazione rapida, con rischi limitati. Sarebbe stato un inferno. Una guerra vera e propria, a tratti combattuta anche per avanzare di un metro.

Bin Laden, a distanza di anni, sarebbe stato eliminato. Ucciso in un blitz dell’esercito statunitense. La situazione non sarebbe mai tornata alla normalità. Non come la intendiamo noi, ovviamente. Ucciso un leader ne viene fuori un altro. È così da sempre e la conferma la si trova sui libri di storia. In Afghanistan ha pianto anche Mosca, che ha lasciato il Paese senza aver ottenuto risultati.

L’Italia ha preso parte alla missione di pace. Ha collaborato per mantenere l’ordine dopo che l’irruzione degli Usa ha sovvertito gli equilibri.

Dopo venti anni l’Italia lascia l’Afghanistan. E la sensazione è che la missione non sia stata portata a termine. Non del tutto almeno. Il terrorismo non è stato sconfitto, anzi, rappresenta ancora una minaccia concreta per l’Europa. Anche sulla stabilità dell’Afghanistan ci sono diversi dubbi, e la speranza è che il sacrificio di tanti uomini non si riveli vano.

I dati e le notizie che arrivano dai media locali parlano di una situazione ancora fuori controllo. Dopo anni di alti e bassi si è tornati ad una situazione pericolosamente simile a quella di venti anni fa: il caos.

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ultimo aggiornamento: 08-06-2021


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