Il Jobs Act e l’anno nero: boom dei licenziamenti, assunzioni in calo

Jobs Act, numeri alla mano: aumentano i licenziamenti, assunzioni in calo

chiudi

Caricamento Player...

Entrato in vigore nel 2015 tra mille preoccupazioni e manifestazioni più o meno esplicite di disappunto soprattutto da parte dei giovani, il Jobs Act sembra non essere riuscito con i fatti a vincere gli scetticismi e a rilanciare il mondo del lavoro, anzi. Secondo i dati pubblicati dall’Inps, nei primi otto mesi del 2016 si è riscontrato un aumento del 31% dei licenziamenti e una sensibile diminuzione delle assunzioni (-8,5 %).

Boom dei licenziamenti disciplinari

A preoccupare è soprattutto l’incredibile aumento (+28%) dei licenziamenti disciplinari, in qualche modo agevolati – o comunque innegabilmente connessi – dalla nuova normativa sul mondo. “Il Jobs Act rappresenta un forte deterrente nelle relazioni aziendali e ciò ha indubbiamente provocato un cambio di paradigma – ha spiegato l’avvocato De Stefani ai microfoni de La Stampa-. Con l’introduzione delle nuove norme, nel mondo del lavoro è mutato il clima psicologico-culturale. Soprattutto in aziende medio-grandi in crisi, nelle situazioni nelle quali prima si soprassedeva o si cercava una mediazione, adesso il datore di lavoro è più portato ad andare per le spicce perché dispone dello strumento tecnico per poterlo fare. Si tollera di meno, specie se non c’è un rapporto di conoscenza col dipendente“. Sono sempre più i casi i licenziamenti disciplinari avvenuti in base a prove piuttosto labili, sintomo di un effettivo abuso da parte dei datori di lavoro di uno strumento che ha la colpa forse di lasciare troppo margine alla discrezionalità del singolo senza riuscire a tutelare i lavoratori.

Eliminato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ed esauriti gli incentivi per creare nuovi posti di lavoro, i dati sembrano dunque condannare l’iniziativa di renziana memoria.