Juventus-ultras, la testimonianza di Agnelli: “Nessuna pressione di tipo mafioso”

Il presidente bianconero ha negato contatti con affiliati alla ‘ndrangheta, descrivendo l’imputato Dominello come un tifoso garbato

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Sono trapelate alcune indiscrezioni relative al contenuto della testimonianza di Andrea Agnelli al processo Alto Piemonte sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel torinese, comprese quelle presunte nello Juventus Stadium. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, Agnelli avrebbe negato ogni tipo di pressione mafiosa su di lui o sugli altri dipendenti della Juventus. L’imputato Rocco Dominello, descritto dall’accusa come il principale artefice del tentativo di infiltrazione della ‘ndrangheta nel business del bagarinaggio, sarebbe per Agnelli un garbato rappresentante della tifoseria. Il presidente lo avrebbe incontrato due volte insieme ad altre persone, tra cui l’ultras Fabio Germani, altro imputato, e il security manager bianconero Alessandro D’Angelo, in occasione delle festività natalizie. Agnelli avrebbe quindi parlato degli “ottimi rapporti” fra lo stesso Dominello e l’allora tecnico bianconero Antonio Conte, che teneva particolarmente al sostegno della tifoseria.

I legali di Dominello: “Agnelli ha negato ogni tipo di pressione

Ivano Chiesa e Domenico Putrino, avvocati dell’imputato Rocco Dominello, hanno quindi dichiarato: “Rocco è un incensurato che non ha nulla a che fare con la criminalità organizzata. Ci sono pentiti che escludono che sia un mafioso. Il papà di Rocco, Saverio, ha scontato una condanna inflitta nel 1982 e, anche se adesso è imputato, fino a prova contraria è un cittadino come tutti gli altri: Rocco è sotto accusa solo per il suo vincolo di parentela, e questo è inaccettabile. Agnelli ha detto che non ci sono mai state pressioni mafiose su nessuna delle settecento persone dello staff della Juventus e dalla questura, nonostante i continui contatti, non sono mai arrivate informazioni sulla presunta appartenenza di Dominello alla ‘ndrangheta“.