Un killer si è reso protagonista di una strage all’interno di un campus. Ecco chi lo avrebbe consigliato secondo l’indagine.
Dopo le indagini su alcuni colossi social, anche altri simboli dell’era tecnologica attuale potrebbero finire a breve al centro di un caso di cronaca. Infatti, come riporta Today, la vicenda in questione riguarda la strage in un campus scolastico eseguita da un killer.
L’indagine in questione è stata avviata dopo alcuni dettagli emersi di recente. Infatti, l’autore della strage di cui sopra sembrerebbe essere stato parzialmente consigliato da terzi. E l’esito delle indagini potrebbe rivelare proprio l’identità di chi lo ha spinto a fare ciò.

Killer fa una strage in un campus: c’entra l’IA
All’interno della strage in questione, un sospettato di 21 anni ha ucciso due persone. Il fatto risale al 2025, ed è accaduto all’interno della Florida State University di Tallahassee. A distanza di circa un anno, è emerso un elemento che potrebbe aver spinto il giovane ad agire come descritto.
Stando alle autorità della contea, ci sarebbero stati circa 300 scambi di messaggi tra il giovane sospettato e l’intelligenza artificiale. Sarebbero infatti stati forniti dall’IA dei consigli significativi, tra cui qualche suggerimento riguardante armi e munizioni.
Nonostante questi sospetti possano essere fondati, sarà molto difficile procedere penalmente contro un’entità che non rappresenta un essere umano. Infatti, come detto dalle stesse autorità, si tratta di un nuovo campo legale al momento inesplorato.
I consigli ricevuti dal giovane
Il principale sospettato come autore della strage, avrebbe ricevuto consigli su quale ora della giornata scegliere per effettuare la sparatoria. Questo, in modo da scegliere una fascia nella quale il campus sarebbe stato più affollato.
A questo proposito, OpenAi ha pubblicato una nota ufficiale: “La sparatoria di massa dello scorso anno alla Florida State University è stata una tragedia, ma ChatGpt non è responsabile di questo terribile crimine. In questo caso, ChatGpt ha fornito risposte fattuali alle domande con informazioni che potevano essere trovate ampiamente su fonti pubbliche su internet, e non ha incoraggiato né promosso attività illegali o dannose“.