Mauro Tassotti, una vita in rossonero per il Djalma Santos bianco

Dal 1980 al 1997 giocatore, poi in panchina con ruoli diversi. Mauro Tassotti e il Milan, un legame durato 36 lunghi anni tra una messe sontuosa di trofei.

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Quando arrivò al Milan, appena 20enne e con una cesta di capelli in testa, Mauro Tassotti era poco più di un “terzinaccio” con la fama di essere un difensore duro e scorbutico. Il giocatore romano fu acquistato dai rossoneri nel 1980 dalla Lazio, a parziale risarcimento del mancato passaggio al Milan dell’attaccante Bruno Giordano, ndr). In quell’estate, il Diavolo si apprestava a disputare il campionato di Serie B, dopo la retrocessione inflitta dalla Giustizia Sportiva a causa del calcioscommesse.

La guida di Liedholm

La carriera di Mauro Tassotti ebbe uno sviluppo importante con il ritorno in panchina di Nils Liedholm. Il Barone, grande cultore dello schema a zona, impose una serie di allenamenti al difensore che si affinò sia dal punto di vista tattico che tecnico. Poi, con l’avvento di Arrigo Sacchi nel 1987, Tassotti fu schierato come terzino destro nel 4-4-2 del “Profeta di Fusignano”: secondo i dettami dell’ex tecnico del Parma, i difensori esterni dovevano proiettarsi in avanti come fossero delle ali aggiunte. E, dopo un iniziale periodo di difficoltà, i risultati cominciarono a arrivare rapidamente. Le prestazioni dell’ex Lazio lo hanno fatto paragonare a Djalma Santos, il terzino del Brasile due volte campione del Mondo.

I successi e la notte di Atene

Mauro Tassotti, insieme a Costacurta, Baresi e Maldini, costituì con Sacchi e Capello quella che per molti è stata la difesa più forte di tutti i tempi. Al momento del ritiro, nel 1997, il terzino di San Basilio si ritrova con un palmares fatto di 17 trofei, tra cui 5 scudetti e tre Coppe dei Campioni. Di lui, i tifosi del Milan ricordano i cross al bacio per gli attaccanti rossoneri, in particolare per Van Basten. Il momento più esaltante rimane il 18 maggio 1994 quando da capitano – per via della squalifica di Baresi – Mauro Tassotti solleva al cielo d’Atene la Coppa dei Campioni. Una volta appese le scarpette al chiodo, per lui altri 19 anni in seno al club nei ruoli di tecnico: allenatore della Primavera, allenatore e vice della Prima Squadra.