La rotta del Passaggio a Nord-Ovest aperta a causa del riscaldamento globale – VIDEO

Gli ambientalisti si preoccupano.

Non tutto il male finisce per nuocere e non tutti i riscaldamenti globali hanno effetti negativi. Almeno così dice qualcuno. Tremila chilometri a nord del Circolo polare artico si trova il Penny Strait, una via d’acqua naturale attraverso l’Arcipelago artico canadese che ha il solo torto di vivere nel congelatore. Almeno sinora.

Il global warming, infatti, ha scatenato fantasie e appetiti dei sostenitori del mitico “Passaggio a Nord-Ovest”, la rotta che nell’emisfero boreale collega l’Atlantico al Pacifico passando attraverso l’arcipelago artico del Canada, all’interno del Mar Glaciale Artico. Scorciatoia algida ma geniale per le rotte dall’Europa all’Estremo Oriente che risparmierebbero 4.000 km rispetto alle attuali vie che passano per il Canale di Panama.

Già nell’estate del 2000, diverse navi si avvantaggiarono della sottile copertura di ghiaccio estiva sul Mare Glaciale Artico per compiere l’attraversamento. Ma ora la drammatica riduzione in atto fa supporre che il riscaldamento globale possa mantenere aperto il passaggio per periodi di tempo sempre più ampi, se non definitivi.

Prima che ciò possa accadere, rompighiacci come l’Amundsen della Guardia costiera canadese devono aprire la strada in mezzo a blocchi di ghiaccio stolidamente reazionari e retrogradi che non hanno evidentemente compreso la marcia ineluttabile delle magnifiche sorti e progressive dell’umana gente, per dirla con Leopardi.

Equipaggiato con torri satellitari e sistemi radar hi-tech, l’Amundsen non può comunque fare a meno dell’osservazione umana per una navigazione più o meno sicura nell’Artico.
“Ci sono poche navi che navigano in queste acque e i dati sono molto inaccurati, spiega il comandante Alain Lacerte. Bisogna stare sempre molto attenti. Non dobbiamo finire in acque basse e per questo dobbiamo seguire la rotta giusta”.

Un passaggio a Nord-Ovest aperto alle petroliere e alle navi cargo è uno scenario in grado di scatenerae attacchi di panico incontrollabili di ecologisti e amanti della natura ma rappresenta una manna per i tycoon dei trasporti marittimi. Che ogni giorno accendono ceri votivi agli dei inferi, in tutti i sensi…, del global warming.

Ma navigare nelle acque polari non è un passatempo per tutti. Il tempo può cambiare da un momento all’altro e bisogna tenersi pronti per ogni evenienza. L’Amundsen è equipaggiata con sei motori, ognuno potente quanto una locomotiva pesante, in grado di aprirsi a testate una rotta in mezzo ai ghiacci più ostinati e inattuali. Senza dimenticare una cambusa in grado di sfamare per mesi un equipaggio che deve riacquistare forze contro un freddo polare che non fa sconti. Global warming o meno.

Tra quindici anni, se il trend climatico continuerà, un quarto di tutto il traffico marittimo tra Asia ed Europa potrebbe transitare attraverso l’Artico canadese. Ma prima di quel radioso futuro il Canada dovrà potenziare la sua flotta di rompighiaccio che ora conta solo una muta di sei navi. Troppo poche per coprire le esigenze di questa sterminata estensione di territorio polare.

Fonte: askanews