La tecnologia che aiuta: camminare grazie a un esoscheletro

Mark Pollock, paralizzato dal 2010, torna a camminare grazie a un sistema che combina esoscheletro e stimolazione spinale.

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Per fortuna la ricerca scientifica non è interamente orientata a offrirci smartphone sempre più potenti su cui giocare a Flappy Bird. Al di sotto del mondo commerciale esiste un intero ecosistema di ricerche finalizzate a migliorare davvero la vita delle persone, in particolare quelle che si sono trovate a dover affrontare le sfide peggiori.

Mark Pollock ha perso la vista nel 1998, ma è diventato ugualmente un atleta di sport estremi, e la prima persona senza vista a battere il Polo Sud. Nel 2010, un’altra prova: cade dal secondo piano e perde l’uso delle gambe. La sua determinazione gli ha permesso di continuare a vivere e lavorare come motivatore, mentre si sottoponeva come voltontario a diverse cure sperimentali.

Proprio grazie a una di queste, pubblicata da IEEE Engeneering, Mark ha potuto ritornare a muovere volontariamente le sue gambe. Questa ricerca ha unito in un unico esperimento i due più grandi filoni della gestione delle paralisi. Da un lato l’utilizzo di esoscheletri controllati anche dalla spina dorsale non è completamente nuovo, ma non permetteva alle persone di tornare a utilizzare i propri muscoli. Parallelamente, la stimolazione spinale non invasiva aveva permesso ad altre cinque persone di tornare a muovere volontariamente i muscoli, ma queste persone non erano state in grado di sorreggere il proprio peso. Grazie all’aggiunta di un esoscheletro di supporto, Pollock è stato in grado sia di usare nuovamente i suoi muscoli, sia di muoversi in modo autonomo, raggiungendo addirittura una frequenza cardiaca di 138 battiti al minuto, come in un allenamento aerobico.

image courtesy of Mark Pollock
image courtesy of Mark Pollock