Lancia Aprilia: veloce come un fulmine

Potente, veloce e scattante, nel dopoguerra era la macchina preferita da chi aveva fretta, compresi i banditi che si prendevano gioco delle ben più lente auto della polizia.

L’Aprilia debuttò al Salone di Parigi del 1936 con il nome di Ardennes (la catena montuosa che separa la Francia dal Belgio), ma già alla presentazione di Milano della stesso anno lo cambiò con quello scelto da Mussolini per la città del bonificato agro pontino (locuzione latina di Venere feconda).

Ciò che immediatamente colpiva gli osservatori era la carrozzeria, il frutto di ricerche effettuate in collaborazione con il Politecnico di Torino che avevano portato a concludere che la forma della coda rivestiva una particolare importanza aerodinamica. La linea seguiva alla lettera tali indicazioni, raggiungendo un coefficiente aerodinamico di appena 0,47 Cx, un vero record per l’epoca.

Particolari della carrozzeria che fecero dannare i tecnici furono le cerniere delle porte ad armadio, le quali, per ordine di Vincenzo Lancia, non dovevano essere a vista. Sempre a proposito di portiere, per una questione di armonia di linea, il profilo doveva essere curvo anziché rettilineo: per riuscirvi si escogitarono nuovi sistemi d’incernieramento tramite perni a sfera inclinati. Il risultato furono la dolcezza, la precisione ed il famoso “toc” di chiusura entrato nella leggenda della qualità Lancia.

L’accentuata curvatura del parabrezza e del posteriore che rendevano problematica la visibilità, lasciavano perplessi i contemporanei, ma proprio la straordinaria aerodinamica consentiva all’Aprilia di superare i 130 km/h. Tanto che Vincenzo Lancia, per ragioni di sicurezza, impose che nelle vetture di serie la velocità fosse limitata a 125 km/h.

Il motore aveva un classico schema dei cilindri a V stretto, ma si distingueva per la forma emisferica delle camere di scoppio, ottenuta grazie ad un sistema di distribuzione particolare, brevettato ad asse a camme in testa. La testata era fusa in ghisa e aveva i condotti di aspirazione posizionati sul lato destro, quelli di scarico sul lato sinistro (la testata era quindi del tipo a flussi incrociati). La potenza a disposizione era di oltre 47 CV a circa 4000 giri/ min. Valore decisamente elevato per un 1300 di quell’epoca.

L’Aprilia fu anche dotata di sofisticate sospensioni a quattro ruote indipendenti e vennero escogitati accorgimenti per migliorarne la tenuta di strada in ogni condizione d’impiego, soprattutto alle alte velocità.

Ezio Barbieri, celebre figura della malavita milanese, appose per spavalderia sulla targa della sua Aprilia nera il numero telefonico di pronto intervento della Polizia “777” come dire: ォchiamate pure, con questa non mi prenderete mai.

@foto Giuseppe Biselli

La vettura è in fase di ulteriore restauro. Alcuni elementi, come i paraurti non sono conformi.
La vettura è in fase di ulteriore restauro. Alcuni elementi, come i paraurti non sono conformi.
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Il modello Lusso, era curato nei minimi dettagli.
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Sul cruscotto spicca l’orologio e l’indicatore elettrico della benzina.
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Elegantissime maniglie e manopole.
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Affascinante il lunotto posteriore finestrato.
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Le frecce a bacchetta sono comandate meccanicamente.
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Il faro posteriore e il manettino con chiusura a chiave del bagagliaio.
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Il tappo del carburante è all’interno del cofano bagagli.
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La testata è fusa in ghisa.

ultimo aggiornamento: 19-01-2015

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