Ingegneria, area medico-sanitaria, economia e ICT guidano la domanda di laureati nel 2026. Ecco quali percorsi offrono più sbocchi.
Scegliere l’università oggi significa guardare non solo alle proprie passioni, ma anche a come sta cambiando il mercato del lavoro. Le indicazioni più aggiornate arrivano da due fonti di riferimento: da un lato AlmaLaurea, che misura gli esiti occupazionali dei laureati, dall’altro il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere, che stima il fabbisogno di professionisti nei prossimi anni.
Ed è proprio dall’incrocio di questi dati che emerge un quadro piuttosto chiaro: nel 2026 le lauree con gli sbocchi più solidi restano quelle dell’area ingegneristica, medico-sanitaria, economico-statistica e informatica.

Le lauree con più sbocchi nel 2026
Secondo Excelsior, nel quinquennio 2025-2029 il mercato del lavoro italiano avrà bisogno in media di circa 247mila-268mila persone l’anno con formazione terziaria, tra laurea, ITS Academy e AFAM. Tra i percorsi più richiesti spiccano soprattutto l’indirizzo economico-statistico, con un fabbisogno medio annuo stimato tra 49.200 e 54.100 unità, il comparto medico-sanitario con 41.500-42.600, e l’area ingegneristica, dove l’ingegneria esclusa quella civile vale 38.900-42.600 unità annue. Anche le scienze matematiche, fisiche e informatiche restano centrali, con un fabbisogno stimato tra 13.500 e 15.400 unità l’anno.
A confermare che non si tratta solo di domanda teorica ci sono i dati AlmaLaurea. A cinque anni dal titolo, i tassi di occupazione migliori si registrano proprio nei gruppi ingegneria industriale e dell’informazione, architettura e ingegneria civile, medico-sanitario e farmaceutico, economico e informatica e tecnologie ICT, con valori che nei corsi di secondo livello si collocano attorno o oltre il 90% nei percorsi più forti. È il segnale più concreto del fatto che questi studi continuano a trasformarsi più facilmente in lavoro stabile.
Non conta solo la laurea: conta dove manca davvero personale
Il punto decisivo, però, è un altro: non tutte le lauree richieste hanno lo stesso livello di concorrenza. Excelsior segnala un forte mismatch soprattutto negli ambiti dove le imprese e le organizzazioni cercano più persone di quante il sistema formativo riesca a produrre. Le carenze più forti riguardano in particolare l’area economico-statistica, dove potrebbero mancare tra 12mila e 17mila giovani l’anno, e le discipline mediche e sanitarie, con una carenza stimata di 7-8mila unità annue. Anche nei percorsi STEM il deficit resta significativo, specie nei profili ingegneristici e scientifico-informatici.
Questo significa che chi sceglie oggi ingegneria, economia, informatica, medicina o le professioni sanitarie si muove in settori dove le opportunità non mancano: dai ruoli in automazione, energia, dati, cybersecurity e software fino a quelli in finanza, controllo di gestione, consulenza, infermieristica, fisioterapia e servizi clinici.
Al contrario, altri percorsi possono restare validi, ma richiedono spesso una strategia più mirata, specializzazioni successive o tempi di ingresso più graduali. In sostanza, la laurea “giusta” non è solo quella che piace di più, ma quella che riesce a tenere insieme vocazione personale e domanda reale del mercato.