È possibile lavorare dopo la pensione di vecchiaia o anticipata? Ecco quando il cumulo è libero e quando scattano divieti e sospensioni.
Molti pensionati se lo chiedono: si può tornare a lavorare senza perdere la pensione? La risposta non è unica, perché dipende dal tipo di trattamento previdenziale ottenuto. Negli ultimi anni le regole sono cambiate e oggi, in diversi casi, il cumulo tra pensione e reddito da lavoro è consentito. Tuttavia esistono ancora situazioni in cui scattano limiti rigidi e, in alcuni casi, la sospensione dell’assegno.

Quando si può lavorare senza limiti
Chi percepisce la pensione di vecchiaia può lavorare liberamente. I requisiti attuali prevedono 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, parametri confermati anche per il 2026. Dal giorno successivo alla decorrenza della pensione è possibile firmare un nuovo contratto da dipendente, avviare un’attività autonoma o svolgere lavoro occasionale senza che l’Inps riduca o sospenda l’assegno.
Il reddito da lavoro si somma semplicemente a quello da pensione ai fini fiscali, incidendo sull’Irpef in base allo scaglione raggiunto. La stessa libertà vale per la pensione anticipata ordinaria, ottenuta con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Anche in questo caso non sono previsti limiti di cumulo.
Dal 2009, con le modifiche introdotte dal Decreto Legge n. 112/2008, il divieto generale di cumulo per la pensione di vecchiaia è stato eliminato. L’unica accortezza è chiudere formalmente il rapporto di lavoro prima della decorrenza della pensione, per poi eventualmente essere riassunti.
Inoltre, i nuovi contributi versati dopo il pensionamento non vanno persi: l’Inps può riconoscere un supplemento di pensione calcolato sui contributi aggiuntivi, con incremento definitivo dell’importo.
Quando scatta il divieto di cumulo
Le restrizioni riguardano invece alcune pensioni anticipate speciali, introdotte negli ultimi anni per consentire un’uscita anticipata dal lavoro.
Chi ha aderito a Quota 103, ad esempio, non può cumulare redditi da lavoro fino al raggiungimento dei 67 anni. È ammesso soltanto il lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui. Se si supera questa soglia, l’assegno viene sospeso per il periodo in cui si producono redditi.
Situazione ancora più rigida per i pensionati anticipati precoci con 41 anni di contributi: per loro il divieto è totale, senza eccezioni per il lavoro occasionale.
Anche l’Ape Sociale prevede limiti. Per le certificazioni più recenti non è possibile cumulare redditi da lavoro fino ai 67 anni, salvo il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro annui. Per chi ha ottenuto l’accesso prima delle ultime modifiche restano soglie diverse, ma sempre con vincoli precisi.
Lavorare dopo la pensione è spesso possibile, ma non sempre senza conseguenze. Prima di firmare un contratto o aprire partita Iva è fondamentale verificare il proprio trattamento previdenziale e le regole specifiche, per evitare sospensioni o riduzioni dell’assegno.