Un trequartista tuttofare: Leonardo Nascimento de Araújo

La carriera rossonera di Leonardo, un calciatore di grande classe ma dalla personalità particolare, a tratti eccentrica.

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Leonardo Milan – C’è chi lo ha amato e chi lo ha odiato, chi lo ama e chi lo odia tuttora. Tra i suoi fan Ronaldo, il Fenomeno, che di lui diceva: “È una persona semplice, è molto intelligente e ha una carta vincente: è un fuoriclasse dei rapporti umani. Ci sa fare con le persone, dunque anche con i suoi giocatori: e le persone così alla fine vincono“. Tra i suoi detrattori El Pibe de Oro, Diego Armando Maradona: “Mi chiedo se Leonardo sia un giocatore, un allenatore, un agente o un mercante di petrolio. Non capisco. Questa è la prova che nel calcio saper fare lobbing alla fine paga“. Effettivamente, Leonardo nella sua vita si è fatto sempre notare: prima come calciatore, poi come allenatore e dirigente, attualmente come opinionista televisivo. Un personaggio al quale è difficile rimanere indifferenti. Ripercorriamone insieme la doppia avventura rossonera, prima quella sul campo, poi quella in panchina.

Leonardo Milan: amore e tradimento

Uno scudetto da protagonista. Nato come trequartista tecnicamente validissimo, grande specialista dei calci piazzati, Leonardo si faceva apprezzare per l’incredibile duttilità tattica: giocò in carriera da terzino, regista, rifinitore e anche da attaccante. Fu uno dei grandi protagonisti dello scudetto del Milan nella stagione 1998-1999, mettendo a segno 12 reti in 27 presenze, nonostante di suo fosse un calciatore più incline all’assist che al gol. Arrivò in rossonero nell’estate del 1997 per 18 miliardi di lire, riuscendo a incidere a fasi alterne, anche a causa dei frequenti infortuni che ne minarono la continuità. Alla fine del 2001, dopo diversi travagli, decise di tornare in patria, salvo chiudere la carriera nuovamente al Milan nel 2003, con un’ultima metà di stagione in cui collezionò solo 4 presenze in Coppa Italia, con 2 reti messe a segno, e un’unica apparizione in Serie A. Chiuderà la propria vita sul campo con la maglia del Milan con 124 presenze e 30 gol tra tutte le competizioni.

Il 4-2-fantasia. Fu proprio l’ex trequartista rossonero a raccogliere la pesante eredità di Carlo Ancelotti, il cui ciclo milanista si concluse nel 2009. Leonardo venne presentato il 1° giugno. L’esordio avvenne il 22 agosto in una gara contro il Siena, vinta per 2-1. Della sua avventura sulla panchina del Milan, durata una sola stagione, si ricorderanno solo la vittoria al Bernabeu per 3-2 (prima nella storia del club rossonero) e l’utilizzo dello spregiudicato modulo 4-2-fantasia, una sorta di 4-2-4 che cercava di far convivere Seedorf, Ronaldinho, Pato e Borriello, alternando questi ultimi due con Beckham e Huntelaar. Un esperiento tanto affascinante quanto letale per la fase difensiva. Alla fine della stagione, comunque, Leo riuscì a garantire al Milan la qualificazione diretta alla Champions, raggiungendo il proprio obiettivo. Nel dicembre del 2010 fu scelto come sostituto di Rafa Benitez da Moratti all’Inter. Accettò la panchina nerazzurra con entusiasmo, nonostante la sua storia rossonera. Un comportamento che molti tifosi del Diavolo interpretarono come vero e proprio tradimento. Un aggettivo che non infastidì più di tanto Leonardo, che spiegò così il suo punto di vista alla Gazzetta dello Sport: “Non voglio più essere il bravo ragazzo, ma rispetto la libertà di giudizio degli altri. Per cui, se pensano che io sia un traditore, so che è un giudizio che nasce dalle emozioni“.