La lettera di Emanuele Filiberto alla Comunità Ebraica italiana: “Le vittime dell’Olocausto non dovranno mai essere dimenticate”.

Emanuele Filiberto di Savoia ha inviato una lettera indirizzata ai Fratelli della Comunità Ebraica italiana chiedendo scusa per le leggi razziali e condannando quanto fatto da Vittorio Emanuele III. Emanuele Filiberto si è detto pronto a fare i conti con la Storia. Non chiede il perdono ma chiede di riprendere il dialogo interrotto con quel provvedimento drammatico che ha segnato la Storia in maniera indelebile.

La lettera di Emanuele Filiberto di Savoia alla Comunità Ebraica

A pochi giorni dal Giorno della Memoria, Emanuele Filiberto di Savoia ha voluto inviare una lettera alla Comunità ebraica italiana rivolgendosi ai Fratelli per chiedere perdono per quanto fatto da Vittorio Emanuele III, che porta sulla coscienza le leggi razziali. Una delle pagine più drammatiche della storia mondiale, carica di dolore e di morte.

“Scrivo a voi fratelli Ebrei, con viva e profonda emozione nel lancinante ricordo del rastrellamento del Ghetto avvenuto il 16 ottobre 1943. Scrivo a voi fratelli Ebrei, nell’angoscioso ricordo delle troppe vittime che la nostra amata Italia ha perso”, recita la lettera riportata da il Corriere della Sera.

L’erede della famiglia reale si augura che il suo gesto possa rappresentare un primo passo verso la ripresa del dialogo.

Emanuele Filiberto
Emanuele Filiberto

L’importanza della memoria: “Le vittime dell’Olocausto non dovranno mai essere dimenticate”

Emanuele Filiberto chiede perdono ma non sottovaluta l’importanza della Memoria. Il ricordo di quanto avvenuto non deve scomparire, non deve essere cancellato dal trascorrere del tempo.

“Le vittime dell’Olocausto non dovranno mai essere dimenticate e per questo motivo, ancor oggi, esse ci gridano il loro desiderio di essere giustamente ricordate”.

Un considerevole passo in avanti, una sorta di resa dei conti con la Storia, come ha detto lo stesso Emanuele Filiberto parlando della sua lettera. A distanza di anni i Savoia presentano quindi le proprie scuse nel tentativo di ricucire uno strappo doloroso, una ferita ancora fresca, difficile da guarire.

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