Morti in bici: è stato questo il terribile destino di Lucia Ciccioli e Filippo Corsini, due giovani italiani che vivevano a Londra.

Dall’inizio dell’anno, i morti in bici a Londra sono stati 10, e due di loro sono italiani. Si tratta di Lucia Ciccioli e Filippo Corsini, due ragazzi che si erano stabiliti a Londra e che hanno pagato con il più alto dei prezzi la loro passione per la bicicletta. Sono morti, travolti dai camion, mentre si recavano al lavoro e all’università.

“Stop Killing Cyclist”, l’organizzazione che combatte per chiedere la riduzione dei pericoli per i ciclisti, si è rivolta direttamente al sindaco di Londra, Sadiq Khan: la richiesta è quella di bandire dal centro della capitale inglese, pienissimo di ciclisti, la circolazione dei camion.

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Lucia Ciccioli

Aveva 32 anni la prima vittima, Lucia Ciccioli, originaria di Loro Piceno. Aveva da poco avuto un avanzamento di carriera, da cameriera a quasi manager, nel ristorante Carluccio di South Kensington. I suoi colleghi e alcuni clienti del ristorante la descrivono come una ragazza simpatica e allegra, che in poco tempo era riuscita a stringere molte amicizie a Londra.

Era una persona prudente, amava molto andare in bicicletta e – pur essendo conscia dei pericoli – contava sulla propria attenzione. Quando staccava dal lavoro, andare in bici la distraeva e la rilassava dalle tensioni di tutti i giorni.

Il giorno della sua morte era stata indecisa se recarsi al ristorante con i mezzi, ma alla fine aveva optato per la bici. E quel giorno la attendeva il suo tragico destino, arrivato sotto forma di un tir che l’ha travolta e uccisa.

Filippo Corsini

Discendente dei principi Corsini, tra le più antiche delle famiglie di Firenze, il secondo italiano tra i morti in bici di quest’anno si chiamava Filippo Corsini. Aveva 21 anni, era originario di San Casciano Val di Pesa ma aveva deciso di intraprendere i suoi studi di affari internazionali nella Regent’s University di Londra.

Nonostante le origini nobili, Filippo si era trasferito a Londra senza chiedere denaro ai suoi genitori, come racconta lo zio al Corriere della Sera:

“Era andato a New York a fare il lavapiatti, il cameriere e a imparare i segreti della cucina, assaporare i sapori, annusare quelle atmosfere. Perché solo così si entra nell’essenza del lavoro, delle cose, della vita.”

Nonostante avesse segnalato, con il braccio, l’intenzione di svoltare, il camionista non lo ha visto e lo ha trascinato sotto le ruote.

L’università gli ha fatto dedicare una messa Brompton Oratory, l’ateneo ospita un libro dove i suoi colleghi di studi stanno lasciando messaggi di cordoglio e di vicinanza alla famiglia.

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ultimo aggiornamento: 03-11-2016


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