Un atelier per unire moda e sostenibilità: la sfida di Malia
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Direttore: Alessandro Plateroti

Un atelier per unire moda e sostenibilità: la sfida di Malia

Un atelier per unire moda e sostenibilità: la sfida di Malia

Malia nasce da un sogno: creare capi come una volta, artigianali, etici, oltre i trend, riscoprendo la filiera tessile della Calabria.

I destini di chi nasce nel Sud Italia sono ancora troppo spesso uniti dalla stessa trama: aspirazioni e sogni sono tanto grandi, tanto quanto piccole appaiono le opportunità concrete di realizzarli. Così, l’unica via rimane quella di trasferirsi, al Nord, all’estero, ovunque si riesca ad entrare in contatto con una realtà più fornita, più aggiornata, più economicamente generosa. Capita talvolta, però, che quei desideri che da lontano sembravano luccicare in modo così abbagliante, da vicino si rivelino piuttosto spenti, quando non corrotti. E allora, con un po’ di coraggio, capita anche che si decida di riprendere in mano ago e filo e si intrecci per una volta un altro ordito.

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La storia di Malia è una di queste. Stiamo parlando del primo atelier online di abbigliamento sostenibile e made to order creato in Italia, più precisamente in un piccolo centro in provincia di Catanzaro, dove una giovane modellista ha fatto ritorno per inseguire il suo sogno di creare abiti etici, naturali ed eterni.

La storia del laboratorio di moda

etichetta vestito ecologico green

Flavia Amato è la persona che si cela dietro al brand Malia Lab. Nata in Calabria, ha deciso di emigrare nelle Marche appena compiuti i 18 anni per studiare: laurea all’Accademia di Belle Arti e corso professionale in modellistica l’hanno avvicinata al suo sogno, quello di lavorare nel mondo della moda. Assunta così in aziende che fanno da terziste per grandi marchi, ha però scoperto presto che “non è tutto oro quello che luccica”: come da lei raccontato al sito StartupItalia, “Lì mi son resa conto della distanza tra me e quel mondo. Vedevo cose aberranti: falso made in Italy, sfruttamento, capi che arrivavano in condizioni pietose poi venduti a somme da capogiro. Non c’era valore”.

D’altronde, Flavia viene da una famiglia in cui la sartoria è di casa – la nonna possedeva una merceria – e ha molto bene in mente cosa significhi creare abbigliamento di qualità. Così, ha colto subito la grande opportunità fornita dall’Istituto Adriano Olivetti di Ancona, che nel 2014 ha avviato un progetto per sostenere startup innovative, e ha iniziato a dare una nuova imbastitura al suo sogno, questa volta per come lo immaginava davvero lei. Senza tempo, biologico, artigianale, e soprattutto, calabrese.

Già, perchè la modellista e designer non solo aveva in mente di riproporre un modo di pensare la moda “come una volta” e guardando al benessere dell’ambiente e della persona, ma lo voleva fare riscattando e rivalorizzando la tradizione sartoriale della sua regione d’origine. Ha dunque scelto di fare ritorno a Guardavalle, paesino di 8.000 abitanti in provincia di Catanzaro, e insieme al suo compagno ha sistemato il vecchio negozio della nonna, dando vita – con tutte le difficoltà del caso – ad un laboratorio tessile artigianale. Era il 2016, ed è iniziata in questo modo l’avventura di Malìa, che ad oggi raggiunge tutta Italia (e il mondo) anche grazie al suo sito di e-commerce.

Malia: abiti biologici, made to order ed eterni

Come vuole il nome del brand, gli abiti realizzati da Flavia nel suo atelier riescono a compiere un’affascinante magia: quella di unire stile e raffinatezza con la sostenibilità ambientale. Abiti, cappellini, giacche, pantaloni sono tutti realizzati con tessuti di origine naturale, certificati ICEA per il rispetto di etica e ambiente, e lavorati in Italia, con alti livelli di controllo. Stiamo parlando dei filati più classici, come lino, seta, canapa, cotone, ma anche di materiali più innovativi come fibra di bamboo, aloe, e persino ginestra, che rendono i capi traspiranti, anallergici, termoregolatori e biodegradabili. A questo si aggiunge che le materie prime con cui sono fatti costituiscono il cosiddetto dead stock, cioè sono gli scarti di altre produzioni: riduzione dei rifiuti e riuso sono quindi parole d’ordine.

Ma il supporto all’ambiente viene dato anche in altri modi. Già nei disegni, la modellista calabrese parte con l’idea di creare abiti senza tempo: il suo obiettivo è valorizzare il corpo della donna, evitando di piegarsi alla logica dei trend e delle mode stagionali, bensì preferendo linee funzionali, eleganti ed automaticamente evergreen. I capi di Malia sono poi tutti made to order: questo significa che sono creati solo al momento dell’ordine, il che riduce al minimo il consumo di materiali e di energia di tutta l’attività e permette una personalizzazione su misura per ogni cliente. Come recita il sito ufficiale, il concetto è quello di una “sostenibilità del creare solo ciò che serve”.

Non finisce qui: Flavia Amato, dopo aver dato vita ad una realtà così positiva nella sua terra, sta guardando ancora più lontano, ad un impatto di più vasta portata. Spera infatti di rimettere in moto tutta una filiera di coltivazione e produzione delle materie prime biologiche da cui ricavare i tessuti green in Italia e in Calabria. E, come riportato sempre da StartupItalia, sogna anche di dare vita ad una scuola di artigianato destinata a giovani e persone svantaggiate della sua zona, sofferente per via dello spopolamento che caratterizza le aree interne del Mezzogiorno. Perchè anche altre persone talentuose possano tessere, come ha fatto lei, una nuova e migliore trama.

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ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2023 9:32

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