Il caso di Manuela Murgia, circa 31 anni dopo, è arrivato ad una svolta storica. C’è stato infatti un dettaglio emerso proprio ultimamente.
Uno dei casi di cronaca più delicati della storia recente italiana, negli ultimi giorni si è “arricchito” di un ulteriore dettaglio. Circa 31 anni dopo, il caso Manuela Murgia ha potuto registrare un dettaglio mai emerso prima.
Il fatto in questione risale al 5 febbraio 1995, quando la vittima al tempo sedicenne venne trovata morta nel canyon della necropoli di Tuvixeddu, a Cagliari. Il caso venne poi riaperto lo scorso anno, dopo essere stato inizialmente chiuso come suicidio.

Manuela Murgia: i dettagli del caso
In seguito ai risultati ottenuti dal Ris, i legali della famiglia hanno reso nota quella che sembrerebbe essere la loro versione dei fatti. La vittima è stata infatti travolta, uccisa da un’auto, e il suo corpo è stato abbandonato proprio all’interno della necropoli.
Questo esito escluderebbe eventualmente l’ipotesi della caduta dall’alto che ha tenuto banco per tutto questo tempo. A conferma di ciò, riporta Leggo, una dichiarazione dei legali: “É stato rinvenuto un micro-frammento gommoso con forte presenza di nerofumo, compatibile con componenti di pneumatici in commercio negli anni ’90“.
Inoltre, stando a quanto è stato riscontrato dal medico legale, sul corpo della vittima non sono presenti segni compatibili con una caduta dall’alto.
Gli elementi poco chiari
Gli elementi appena citati non sono gli unici sui quali c’è ancora da fare chiarezza. La cintura senza fibbia rinvenuta in seguito alle analisi, come rimarcato dai legali, risulterebbe compatibile con una trazione violenta esercitata da terzi.
Il DNA rinvenuto non appartiene al suo ex fidanzato, seppur tuttavia il suo corpo sia stato “trasportato o toccato da qualcuno”, ha ribadito l’avvocata. La vicenda in questione, nonostante il recente ritrovamento, presenta ancora parecchi dubbi da risolvere.