Marco Pantani, la Cassazione: “Non è morto per omicidio”

La Cassazione ha rigettato il ricorso del legale della famiglia Marco Pantani mettendo fine sulle indagini della morte del Pirata.

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ROMA – “Marco Pantani non è morto per omicidio“. Questa è la sentenza della Cassazione che in mattinata ha rigettato il ricorso presentato dal legale della famiglia del campione romagnolo. L’avvocato e mamma Tonia non avevano mai accettato la richiesta di archiviazione presentata nel 2014 dalla procura di Rimini e accolta dal giudice per le indagini preliminari Vinicio Cantarini, che aveva liquidato l’eventualità di un delitto come “mera congettura fantasiosa”.

Si è chiuso non nel migliore dei modi il processo sulla morte di Marco Pantani con i supremi giudici che a breve pubblicheranno le motivazioni della sentenza.

Il procuratore Paolo Giovagnoli duro: “Le indagini del 2004 sono state esatte e i risultati non sono falsi”

Nel 2015 erano state dure le dichiarazioni del procuratore Paolo Giovagnoli che aveva richiesto l’archiviazione sull’indagine per omicidio di Marco Pantani: “Le questioni sollevate più che a indicare indagini suppletive utili a scoprire elementi di un motivo non indagato, tendevano essenzialmente a far dubitare nella correttezza e adeguatezza delle indagini del 2004 a far ritenere falsi i suoi risultati, verosimilmente per cercare di cancellare l’immagine del campione depresso vittima della tossicodipendenza e dell’utilizzo di psicofarmaci, e accreditare l’immagine di una persona vittima incolpevole di violenze e complotti“.

Una decisione che non cambierà l’immagine del Pirata. Marco Pantani continua a vivere nel cuore di tutti i tifosi del ciclismo.