In un’intervista a “la Repubblica”, Maria Elena Boschi denuncia la violenza digitale e propone una svolta culturale: educare al rispetto.
«Non siamo oggetti a disposizione dei maschi. Bisogna educare al rispetto». Le parole dell’onorevole Maria Elena Boschi, intervistata da Concetto Vecchio per la Repubblica il 29 agosto 2025 rilanciata dal sito italiaviva.it, raccontano una ferita ancora aperta: quella della violenza digitale contro le donne. Dopo la denuncia di altre parlamentari, Boschi scopre dai giornali che le sue immagini sono finite sulla piattaforma Phica: «Ho detto: stai a vedere che ci sono dentro anch’io».

La violenza digitale che ferisce le donne
Non è la prima volta. «Quando giurai al Quirinale, nel 2014, da ministro, davanti a Napolitano… le foto vennero trasformate in un fotomontaggio nel quale io giuravo in tanga. Finirono sul web». Contenuti manipolati, sessualmente espliciti, che diventano strumenti di umiliazione e molestia. «Alcuni quotidiani addirittura le pubblicarono», sottolinea. E ancora: «Anche ricevere queste immagini è una molestia. Alcuni ti scrivono solo per dirti: “Guardi qui cosa gira”».
Educazione, non solo repressione
Boschi ha denunciato i casi più gravi, ma riconosce le difficoltà legali: «Purtroppo farlo non è facilissimo, perché non sempre è semplice individuare chi ti offende». Per questo propone soluzioni concrete: «Bisognerebbe pretendere di iscriversi con il codice fiscale», così da rendere i colpevoli rintracciabili dalla polizia postale. E cita l’esempio danese: «In Danimarca hanno fatto una legge che tutela il diritto d’autore anche sulle foto che pubblichiamo sui social».
Ma il cuore della questione è culturale. «Il governo fa molta resistenza a parlare di educazione all’affettività, al rispetto tra uomo e donna nelle scuole, perché preferiscono un approccio securitario, repressivo». Eppure, sottolinea, «non può essere l’unica risposta».
Parla anche del femminicidio di Giulia Cecchettin: «Penso abbia segnato uno spartiacque», e condanna fenomeni come il gruppo Facebook “Mia moglie”: «Vedono le loro compagne come una sorta di proprietà, un oggetto da condividere online».
Infine, un monito: «Il punto non è cosa devono fare le donne per difendersi, ma quando gli uomini smetteranno di fare loro violenza». Per cambiare davvero, «bisogna incrinare il rapporto uomo-donna basato sulla commercializzazione, lo sfruttamento e l’oggettivazione della donna».