Sventato piano dell’Isis: i terroristi volevano colpire durante i Mondiali di calcio. L’intervento del Marocco e cosa è successo.
Il Marocco ha sventato quello che le autorità definiscono uno dei più pericolosi complotti terroristici degli ultimi mesi. L’Ufficio Centrale per le Investigazioni Giudiziarie (BCIJ), il principale organismo marocchino specializzato nella lotta al terrorismo, ha annunciato di aver smantellato una cellula jihadista che, secondo gli investigatori, si trovava già in una fase avanzata della preparazione di una serie di attentati destinati a colpire persone, infrastrutture e obiettivi sensibili nel Paese.

Marocco, sventato piano dell’Isis: volevano colpire ai Mondiali
Secondo gli inquirenti, il gruppo intendeva entrare in azione mentre l’attenzione del mondo è concentrata sui Mondiali di calcio in corso, sfruttando l’enorme visibilità dell’evento per amplificare l’effetto degli attacchi, seminare il panico e colpire l’immagine internazionale del Regno.L’operazione è stata avviata grazie alle informazioni raccolte dalla Direzione Generale per la Sorveglianza del Territorio (DGST), il servizio di intelligence interno marocchino che da anni collabora con numerose agenzie occidentali nella prevenzione del terrorismo internazionale. L’attività investigativa ha richiesto settimane di monitoraggio, pedinamenti e raccolta di informazioni prima che venisse dato il via ai blitz.Le forze di sicurezza hanno arrestato dieci presunti militanti affiliati allo Stato Islamico nel corso di un’operazione coordinata che ha interessato diverse città del Regno, tra cui Agadir, Taroudant, Casablanca, El Hajeb, Tetouan, Fquih Ben Salah e Safi. Gli arresti sono stati eseguiti simultaneamente per evitare qualsiasi possibilità di fuga o di distruzione di prove. «Queste operazioni sono seguite a un’ampia attività di sorveglianza e raccolta di informazioni condotta dagli agenti sul campo incaricati di raccogliere e analizzare informazioni sulla cellula terroristica», ha spiegato il BCIJ in un comunicato diffuso al termine dell’operazione.
I dettagli dell’attentato sventato
Secondo gli investigatori, il gruppo aveva ormai completato gran parte della fase organizzativa e stava pianificando attacchi contro persone e proprietà. Le indagini avrebbero inoltre accertato che i componenti della cellula ricevevano indicazioni operative, assistenza logistica e supporto strategico da militanti dello Stato Islamico attivi nella regione del Sahel, oggi considerata uno dei principali centri di espansione del jihadismo internazionale dopo la perdita dei territori controllati dall’ISIS in Siria e Iraq. Ultimate le procedure previste dalla legge, gli investigatori hanno eseguito numerose perquisizioni nelle abitazioni dei sospettati. All’interno degli immobili è stato rinvenuto materiale che, secondo gli inquirenti, era destinato alla preparazione di attentati. Tra gli oggetti sequestrati figurano coltelli e altre armi da taglio, uniformi di tipo militare, documentazione propagandistica e manoscritti estremisti contenenti istruzioni dettagliate per la costruzione di ordigni esplosivi artigianali. Gli agenti hanno inoltre confiscato computer, telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici utilizzati dagli indagati per comunicare. Sono state inoltre recuperate due registrazioni nelle quali comparivano giuramenti di fedeltà allo Stato Islamico accompagnati da esplicite minacce di compiere azioni di sabotaggio e attentati sul territorio marocchino.
Particolarmente significativo il ritrovamento effettuato in un magazzino situato nella città di Inezgane. Qui gli investigatori hanno scoperto un veicolo fuoristrada il cui serbatoio era stato modificato per funzionare con gas butano. Secondo il BCIJ il mezzo sarebbe stato destinato a un attacco terroristico, sia nella forma di un’autobomba guidata da un attentatore suicida sia come veicolo lanciato deliberatamente contro infrastrutture strategiche o luoghi particolarmente affollati. La gravità della scoperta ha reso necessario l’intervento di un’unità specializzata in esplosivi della Direzione Generale della Sicurezza Nazionale.
Gli artificieri hanno ispezionato il mezzo impiegando robot telecomandati e sofisticate apparecchiature di rilevamento per verificare la presenza di ordigni e valutare il livello di rischio. Le perquisizioni hanno inoltre consentito di recuperare numerose bombole di gas butano e diverse pentole a pressione. Alcune erano già state riempite di chiodi, mentre altre risultavano collegate a cavi elettrici, elementi compatibili con la costruzione di ordigni improvvisati. Gli investigatori hanno inoltre sequestrato saldatrici, interruttori automatici, piccole lampadine, componenti elettrici e varie sostanze chimiche che saranno ora sottoposte ad analisi tecniche.
Le indagini avrebbero ricostruito anche la struttura organizzativa della cellula. Dopo aver prestato giuramento di fedeltà al leader dello Stato Islamico, gli indagati ricevevano istruzioni da comandanti dell’organizzazione jihadista operanti nel Sahel. Le direttive prevedevano che il gruppo rimanesse in Marocco per «portare avanti il programma terroristico del gruppo, rimandando al contempo i piani di viaggio verso le roccaforti dell’ISIS al di fuori del Paese». Secondo gli investigatori, il responsabile della cellula aveva già distribuito compiti ben precisi tra i vari componenti: alcuni erano incaricati di individuare gli obiettivi da colpire, altri di effettuare sopralluoghi, osservazione, raccolta di informazioni e monitoraggio dei movimenti nelle aree individuate per gli attentati.
Gli arresti dopo l’attentato sventato
Gli adulti arrestati sono stati posti in custodia cautelare, mentre il minorenne coinvolto nell’inchiesta è stato affidato all’autorità giudiziaria competente secondo quanto previsto dalla normativa marocchina. Le indagini proseguono per chiarire l’estensione dei collegamenti con la branca saheliana dello Stato Islamico, individuare eventuali complici ancora in libertà e verificare se la rete disponesse di ulteriori basi operative sia all’interno del Marocco sia all’estero.
L’operazione conferma come il Regno continui a rappresentare uno dei principali argini nordafricani contro la minaccia jihadista, in un contesto regionale segnato dalla crescente instabilità del Sahel e dal rafforzamento delle organizzazioni terroristiche attive nell’area. L’operazione conferma ancora una volta l’elevato livello di efficienza dell’apparato di intelligence e delle forze di sicurezza marocchine, considerate tra le più efficaci del Nord Africa nella prevenzione del terrorismo jihadista. Negli ultimi anni Rabat ha smantellato decine di cellule prima che potessero entrare in azione, grazie a un sistema che integra intelligence, sorveglianza e intervento operativo. Un’attività che non tutela soltanto la sicurezza del Regno, ma produce benefici concreti anche per l’Europa.
La cooperazione tra i servizi marocchini e le agenzie di intelligence europee è infatti considerata uno degli strumenti più efficaci per individuare reti jihadiste, intercettare foreign fighter e prevenire attentati su entrambe le sponde del Mediterraneo. In un contesto in cui il Sahel rappresenta oggi uno dei principali epicentri del terrorismo internazionale, la capacità preventiva del Marocco costituisce un elemento di sicurezza strategica non solo per il Paese, ma per l’intero continente europeo.