Max Verstappen, il nuovo Re della F1 emerso dalle acque

Max Verstappen dopo l’incredibile show sul circuito di San Paolo, trasformato dalla pioggia in una insidiosa piscina, è il nuovo eroe della F1

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Per Max Verstappen, dopo lo show nella piscina di San Paolo, gli aggettivi e i paragoni si sprecano. I media di tutto il mondo incensano e salutano la nascita di un nuovo eroe capace di entusiasmare il pubblico sulle tribune e tenere incollati al televisore milioni di spettatori sparsi per il globo. Senza di lui il Gran Premio del Brasile – durato oltre tre ore tra interruzioni, asfissianti giri dietro la safety car ed interminabili pause a box in attesa di un improbabile miglioramento delle condizioni climatiche -, sarebbe stato una insopportabile pizza anche per il più stoico degli appassionati di F1.

Quindici sorpassi in 15 giri

Invece il piccolo Max, con i suoi sorpassi alla “spera in Dio” tra nuvole d’acqua che non permettevano “agli altri” di vedere un accidente, ha fatto miracoli ed è stato miracolato. Ho contato ben 15 sorpassi in 15 giri. Assolutamente pazzesco se si considerano le condizioni della pista e la visibilità in alcuni tratti pressoché nulla che costringeva campioni navigati a sollevare il piede e a una guida “sulle uova” per evitare l’aquaplaning e finire in testa coda come è successo prima a Vettel e poi a Raikkonen, due campioni del mondo che non hanno certo paura di correre in condizioni proibitive. Lui no, lui tiene giù il piede. Cerca e trova linee impossibili. Sale in cattedra del rischio e fa apparire “gli altri” scolaretti alle prime armi, padroneggiando la sua Red Bull in modo incredibile, riprendendola anche quando sembra ormai appare irrimediabilmente persa.

Sprezzante e coraggioso piace alla gente

Logico che Max Verstappen piaccia alla gente e persino chi considera la sua guida in pista a volte al limite se non della scorrettezza quantomeno del regolamento, non può fare a meno di ammirarne il coraggio e lo straordinario talento che lo proietta nell’Olimpo dei grandi del volante, lui che ha solo 19 anni e una carriera ancora tutta da costruire. Max è uno che va di fretta e non guarda in faccia a nessuno. Nel 2015, ancora minorenne e con un curriculum brevissimo fra kart e Formula 3, la Red Bull gli offre un sedile in F1 nel team satellite Toro Rosso. Chiunque alla sua età avrebbe fatto i salti di gioia e se ne sarebbe stato lì, buono buono, ad imparare dai grandi. Lui no, brucia le tappe. Fa impazzire gli avversari e i commissari con manovre al limite e oltre. A maggio gli spregiudicati dirigenti Red Bull tolgono il sedile al russo Kvyat e promuovono titolare la matricola Verstappen. Da qui è un crescendo, alla prima gara vince a Barcellona e per tutti diventa il giovane Leone delle Fiandre, il resto e cronaca.

Oggi è “Max Attack” o “Mad Max”, il prescelto, l’erede designato di Ayrton Senna e Gilles Villeneuve. Anche se è difficile fare paragoni con piloti che guidavano monoposto totalmente differenti delle attuali sia nella tecnica come nel comportamento, indubbiamente lo stile di guida e certi atteggiamenti di Max Verstappen ricordano quelli dei due indimenticabili assi del volante, altrettanto coraggiosi e sprezzanti del pericolo che il giovane talentuoso olandesino. Tuttavia solo il tempo ci dirà se nella piscina di San Paolo è nato il nuovo Re della F1.