Milan, Costacurta: “Che ricordi la finale del ’90 al Prater di Vienna”

L’ex difensore rossonero: “L’Europa per il Milan è il palcoscenico migliore. Montella? Mi piace molto“.

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Vincere a Vienna per dimenticare Roma. Questo l’imperativo del Milan di Montella, che quest’oggi scenderà in campo in Europa League. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex difensore rossonero Alessandro Costacurta ha fatto il punto della situazione: “Questa per il Milan è una rinascita, una ripartenza. La via per iniziare a riavvicinarsi a quella squadra, a quell’olimpo che per tanti anni è stato la normalità. È ancora più bello ricominciare da qui e l’Europa è il palcoscenico migliore per scrollarsi di dosso la Lazio. Quando Montella parla di distrazioni esterne, ha ragione. A livello tecnico vedo errori guaribili. La cosa più grave, semmai, è la mancanza di reazione dopo i gol. A me Montella piace perché ha un calcio propositivo. Ora passerà alla difesa a tre, ma non credo che la chiave di volta sia quella: serve più attenzione di squadra e sui dettagli, deve lavorare sulla mentalità. Comunque ben vengano gli schiaffi presi, forti e subito: così i giocatori abbassano le ali e si concentrano sulle cose reali“.

Costacurta e i ricordi di Vienna

L’ex centrale del Milan ha quindi raccontato le emozioni delle finali europee a Vienna: “La finale del ’90 fu magnifica, grande tensione ed entusiasmo, e l’impianto era bellissimo. Decisamente più avanti del Camp Nou: spogliatoi fantastici, campo stupendo, tutto nuovo ed elegante. Al Camp Nou sentivi l’odore di umidità, mentre il Prater è un salotto che amo e che ricalca la città: eleganza non ostentata, ma visibile. Coppa meno sentita delle altre dai tifosi? È vero, e vale anche per noi giocatori. Io per esempio metto sul podio il 4-0 con la Steaua e la vittoria sulla Juve. Il motivo è semplice: giocammo male e arrivavamo da un campionato in cui era molto forte la delusione per uno scudetto buttato via. Contro il Benfica meritammo, ma non giocammo da Milan. Con la meravigliosa sfida dell’anno prima a Barcellona contro la Steaua il confronto è impietoso, a livello emotivo e di gioco. Era un Milan solido, ma con giocatori inconsapevolmente un po’ svuotati, sfilacciati. Se è corretto dire che nel ’95 l’Ajax chiuse un’era milanista? Sì, loro erano più forti e avevano un’organizzazione tutta nuova. Giù il cappello. Per noi si stava chiudendo un ciclo, ma allo stesso tempo ne stavamo aprendo un altro“.