Milan, dai 65.000 dell’estate ai 20.000 di ieri: l’entusiasmo si è già spento

La ventata di emozioni portata da un mercato scoppiettante sembrerebbe essere già cessata dopo i deludenti risultati dell’ultimo periodo.

La situazione in casa Milan non è delle migliori. Anzi. Sono in molti a dividere le colpe tra una società assente, un allenatore in confusione e un gruppo di giocatori sottovalutato. Quella magia che in estate, trascinati dall’entusiasmo del mercato e dalle goleade nei preliminari di Europa League, aveva fatto illudere i più di poter competere già quest’anno per lo scudetto, sembrerebbe ormai essere un ricordo. Un bel ricordo che si lascia dietro una realtà fatta di timori e dubbi su un progetto che, per alcuni, senza Champions potrebbe già fallire. La testimonianza più lampante di questo entusiasmo spentosi di colpo è stata data dal colpo d’occhio di ieri sera. Contro l’Aek Atene, nel terzo impegno del girone di Europa League, a sostenere (e infine fischiare) il Milan a San Siro circa 20mila. Sembrano passati anni dai 65mila del preliminare estivo contro il Craiova, quando la nuova brillante era rossonera aveva preso il via.

I malanni del Diavolo

A far crollare la fiducia del popolo rossonero in questa squadra una serie di fattori che sono da settimane sotto gli occhi di tutti. Di certo quello che più spicca è l’apparente confusione tattica di Montella, che non ha ancora trovato la quadratura del cerchio con questa nuova rosa rivoluzionata in estate. Ma lo stesso tandem Mirabelli-Fassone, con il mercato dei mesi scorsi, è finito sul banco degli imputati. I tantissimi acquisti messi a segno sembrerebbero infatti fino ad oggi non essersi rivelati all’altezza della situazione. Calhanoglu è ancora un oggetto misterioso, André Silva si accende a intermittenza, Kessié è andato spegnendosi con il passare delle settimane. Su tutti il capitano Leo Bonucci, l’uomo degli equilibri da spostare, che parrebbe essere tornato d’un tratto quel centrale impacciato e insicuro dei tempi di Bari. Urge invertire la rotta. Forse se il derby si fosse concluso senza quel calcio di rigore si parlerebbe di un’altra storia. Così non è stato, e adesso la dirigenza non può che cercare rimedio all’emorraggia di entusiasmo che potrebbe costare cara (anche in termini economici), se consideriamo che sempre in quella magica serata con il Craiova l’incasso aveva superato i due milioni… Non certo pochi per una società che deve ricostruire il proprio fatturato per garantirsi un futuro con grandi ambizioni.

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ultimo aggiornamento: 20-10-2017

Mauro Abbate

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