Milan, una crisi senza colpevole: tutti sul banco degli imputati

La sconfitta del Milan contro il Verona ha fatto ritornare la squadra di Gattuso nel baratro di una crisi senza fine. Ma la colpa non può essere di un solo uomo…

La crisi del Milan è qualcosa che va oltre la grave, gravissima sconfitta del Bentegodi. Un qualcosa che risale non allo scorso passaggio di proprietà, non alla scorsa stagione. Risale probabilmente a diversi anni fa, quando ancora i rossoneri erano competitivi per grandi obiettivi e credevano di poter campare a vita di rendita, grazie a un prestigio inattaccabile, al di là della progettualità. Errore marchiano, ormai sotto gli occhi di tutti. Facile parlare ora, facile mettere sul banco degli imputati i vari Fassone, Mirabelli, Montella, Gattuso, Raiola, Donnarumma, finanche l’enigmatico presidente Li. La verità è che tutti, dal primo all’ultimo degli uomini Milan, hanno contribuito a costruire la caduta verso questo baratro senza fine. Almeno apparentemente…

Milan in crisi: le colpe della società

Un’analisi profonda dovrebbe partire dalla scorsa proprietà per individuare il principio dei mali rossoneri. Ma l’attualità impone di sottolineare le responsabilità del misterioso Yonghong Li, dei suoi progetti poco chiari, di quelle garanzie forse vere, ma non per tutti (vedi l’Uefa). Di quei prestiti richiesti e ottenuti, e ora difficili da rimborsare. Di quell’incertezza che sembra ricoprire tutta la sua figura, e che di certo non basta a tranquillizzare una piazza in fermento. Nemmeno i 250 milioni investiti nel mercato hanno potuto nascondere alcune lacune gravi.

Milan in crisi: le colpe della dirigenza

Sul piano economico il lavoro dirigenziale è stato fin qui difficile da valutare. I fatti parlano di investimenti ingenti sul mercato, di una richiesta di Voluntary Agreement rigettata dall’Uefa e di un piano di risanamento che appare troppo fragile per poter assicurare un futuro alla società. Più gravi ed evidenti però le colpe sul piano tecnico: la squadra costruita è infatti composta da troppe incognite, rivelatesi poco utili ai tecnici rossoneri. Basta elencare i nomi dei giocatori arrivati quest’estate per capire come non si possa non addossare alla coppia MirabelliFassone una buona fetta delle colpe in questa grave involuzione: Kalinic, André Silva, Calhanoglu, Biglia, Kessié, Bonucci. Tutti questi giocatori hanno reso ben al di sotto delle aspettative. Se quando si pensa ai top player rossoneri i primi nomi che vengono in mente sono Donnarumma e Suso, d’altronde, un motivo ci sarà…

Milan in crisi: le colpe degli allenatori

Di Montella si è parlato tanto, forse anche più del dovuto. Che il tecnico di Pomigliano d’Arco fosse in grande difficoltà negli ultimi mesi rossoneri era chiaro. Che tutte le colpe non fossero imputabili a lui era altrettanto evidente. Forse la sua responsabilità più grande è quella di non aver capito che la preparazione atletica impostata dal suo storico collaboratore non era ottimale. Di non averlo capito in tempo, perlomeno. Questa squadra infatti non solo è sopravvalutata, ma fatica anche a correre con scioltezza per novanta minuti. In questo senso le responsabilità del nuovo tecnico Gattuso sono molto ridotte. Tuttavia quella confusione che albergava nella testa di Montella sembra aver quasi catturato anche quella del Ringhio rossonero. Per lui però il giudizio è ancora parzialmente rinviabile.

Milan in crisi: le colpe dei giocatori

Ultimi, ma non ultimi, i protagonisti sul campo: i giocatori. Ovvio che le colpe siano in primis loro se i risultati non arrivano. Passi per quei talenti forse sopravvalutati. Passi per quelli che più di ciò che danno non possono dare. Quel che però più colpisce il pubblico rossonero è che anche i giocatori che dovrebbero essere più legati ai colori del Milan siano tra i primi a creare problemi laddove i problemi proprio non mancano. Ogni riferimento a Donnarumma non è certo casuale. Perché è facile addossare le colpe su Raiola. La mancanza di personalità del portiere nel chiarire la sua posizione rispetto alle parole del noto procuratore sta infatti danneggiando l’equilibrio di una squadra già in grave crisi d’identità. Urgono rimedi anche in tal senso. Urge qualcuno che decida di metterci la faccia e di aggiustare la rottura prima della definitiva implosione. Ne va del futuro di uno dei club più importanti d’Europa.

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ultimo aggiornamento: 17-12-2017

Mauro Abbate

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