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Milena Quaglini, chi era la Vedova nera del Pavese
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Milena Quaglini, la “Vedova nera del Pavese”: tre uomini uccisi e una vita segnata dalla violenza

Polizia

La storia di Milena Quaglini, la donna pavese che tra il 1995 e il 1999 uccise tre uomini: le violenze subite, il caso Mario Fogli, Angelo Porrello e la morte nel carcere di Vigevano.

Milena Quaglini è una delle figure più complesse della cronaca nera italiana. Per i giornali diventò la “Vedova nera del Pavese”, ma dietro quel soprannome c’è una storia molto più difficile da raccontare: quella di una donna cresciuta in un ambiente violento, poi finita in relazioni segnate da abusi, dipendenze, solitudine e rabbia.

Nata nel 1957 nel Pavese, Milena visse un’infanzia dura, con un padre alcolista e violento. Da giovane cercò di costruirsi una vita diversa, si sposò, ebbe un figlio e sembrò trovare una stabilità. La morte del primo marito, però, la fece precipitare in una depressione profonda. In seguito conobbe Mario Fogli, che sarebbe diventato il suo secondo marito e una figura centrale nella tragedia successiva.

Polizia locale
Polizia locale – newsmondo.it

Milena Quaglini: i primi delitti e il matrimonio con Mario Fogli

Il primo uomo morto dopo un’aggressione di Milena fu Giusto Dalla Pozza, anziano conosciuto in Veneto. Secondo le ricostruzioni, lui avrebbe cercato di ottenere prestazioni sessuali in cambio di denaro prestato. Milena lo colpì con una lampada. In un primo momento il caso non venne collegato a lei e fu letto in altro modo; solo dopo la sua confessione la vicenda rientrò nel quadro complessivo.

Nel 1998 arrivò il delitto più noto. Milena era tornata a vivere con Mario Fogli, in un rapporto ormai distrutto da liti, umiliazioni e violenze. Il 2 agosto chiamò i carabinieri e confessò di aver ucciso il marito. Il corpo era stato lasciato sul balcone, avvolto in un tappeto. Per quell’omicidio venne condannata, con il riconoscimento della seminfermità mentale e una pena poi ridotta.

Angelo Porrello e la fine in carcere

Dopo il trasferimento in una struttura e poi durante il percorso legato alla detenzione domiciliare, Milena conobbe Angelo Porrello, uomo con precedenti per violenza sessuale su minori. Anche quella convivenza durò pochissimo e finì nel sangue. Secondo la ricostruzione emersa, Milena disse di essere stata aggredita e violentata; lo sedò con farmaci e poi ne nascose il corpo.

Le indagini la collegarono al delitto e lei confessò. Nel 2001, mentre si trovava nel carcere di Vigevano e alla vigilia di un passaggio giudiziario decisivo per il caso Porrello, Milena Quaglini si tolse la vita.

La sua storia resta disturbante perché non permette una lettura semplice. Milena fu assassina, ma anche una donna segnata da una lunga catena di violenze e abbandoni. Il suo caso continua a essere ricordato proprio per questo confine difficile: quello tra vittima e carnefice, tra trauma subito e violenza restituita.

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ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2026 20:05

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