Cosa sono i miniassegni degli anni ’70, perché vennero emessi in Italia e come sostituirono le monete durante la crisi economica del periodo.
Negli anni Settanta, l’Italia fu colpita da una crisi economica che portò a un’improvvisa scarsità di monete metalliche. In un contesto di inflazione e difficoltà produttive, i cittadini si trovarono spesso senza spiccioli per effettuare le più comuni transazioni quotidiane. Per risolvere il problema, le banche italiane introdussero una soluzione innovativa: i miniassegni, che divennero presto un simbolo di quel periodo.

Cosa sono i miniassegni e perché nacquero
I miniassegni erano veri e propri titoli di credito emessi da istituti bancari e avevano un valore compreso tra 50 e 350 lire. Il primo a essere emesso fu un taglio da 100 lire, stampato dall’Istituto Bancario San Paolo di Torino il 10 dicembre 1975. La loro funzione era semplice: sostituire le monete mancanti e permettere di effettuare pagamenti senza difficoltà.
Anche se non erano considerati moneta legale, furono ampiamente accettati da commercianti e consumatori grazie alla fiducia riposta nelle banche che li emettevano. In poco tempo si diffusero in tutto il Paese, con oltre 800 varianti emesse da diverse banche e aziende.
La diffusione e il declino
I miniassegni anni ’70 diventarono parte della vita quotidiana degli italiani tra il 1975 e il 1978. Venivano utilizzati nei negozi, nei bar e persino nei supermercati. Alcuni esercizi commerciali iniziarono a emettere propri buoni sostitutivi, contribuendo a una vera e propria “moneta parallela”.
Tuttavia, la mancanza di regolamentazione e l’usura della carta portarono a problemi di conservazione e persino a falsificazioni. Il fenomeno si concluse nel 1978, quando la Zecca dello Stato riprese la regolare produzione di monete.
Oggi i miniassegni sono ricercati dai collezionisti per il loro valore storico e numismatico. Alcuni esemplari, in buone condizioni e rari, possono valere decine di euro.