Il Comune di Lodi ha modificato il regolamento per accedere alla mensa dopo la decisione del Tribunale.

LODI – Il Comune di Lodi ha dato il via libera alla modifica del documento che regolava l’accesso alle mense. La sindaca leghista Sara Casanova ha dovuto fare un passo indietro dopo la decisione da parte del Tribunale di Milano di considerare illegale la proposta di fare differenze tra italiani e straniere.

Si tratta – spiegano le associazioni coinvolte in questa vicenda e riportate da Repubblicadi una piccola vittoria. Con una votazione nella notte il Consiglio Comunale ha azzerato le modifiche al regolamento che imponevano ai cittadini stranieri la presentazione di documentazione aggiuntiva dei paesi d’origine per accedere alle tariffe agevolate per le prestazioni sociali“.

Tribunale Milano
Il Tribunale di Milano (fonte foto https://www.facebook.com/Dj.Riccio90)

Lodi, documento sull’accesso modificato: ecco le nuove regole

Il Comune di Lodi ha deciso così di fare un passo indietro sulla questione delle mense e ritornare al regolamento precedente alla modifica effettuata nei mesi scorsi. Per accedere ai servizi bisognerà presentare l’ISEE e sulla base di quello si stabiliranno le tariffe. Nessuna differenza di colore ma solo di reddito.

Soddisfatte le associazioni che subito dopo l’ufficialità hanno commentato la notizia: “Si chiude così ufficialmente la trista vicenda delle discriminazione che ha portato Lodi alla ribalta nazionale, che ha portato i bambini a doversi dividere tra chi mangiava in mesa e chi no“.

Spiace – spiegano – che la Giunta Comunale anziché cogliere l’occasione per superare definitivamente le fratture da lei stessa creata e anziché prendere atto delle approfondite motivazioni fornite dal Tribunale abbia continuato a prendersela con presunte strumentalizzazioni e abbia deliberato di proporre appello, procrastinando così di anni la formale chiusura della vicenda“.

A Lodi si ritorna al vecchio regolamento per la mensa. Un passo indietro del Comune dovuto alla sentenza del Tribunale di Milano che ha definito l’atto come denigratorio.

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