Il Milan di Montella non ha mai avuto un modulo né una formazione titolare: troppi cambi, troppe incertezze, l’Aeroplanino ha sfruttato male il tempo a disposizione.

Via Montella, dentro Gattuso. La notizia è arrivata stamane dopo una domenica (l’ennesima) di rabbia, veleni e frustrazione. Troppo brutto, il Milan dell’Aeroplanino, per essere vero. L’ex Fiorentina paga per le sue scelte, ma anche per un atteggiamento che ha più volte indispettito i tifosi rossoneri. Perché se la tua squadra stenta, soffre e spesso perde, ridere nel dopo-partita, accampando scuse o cervellotiche analisi, non è certo il massimo. Ventitré gare ufficiali, tra campionato ed Europa League (preliminari compresi), altrettante formazioni diverse, con due-tre moduli (forse più) cambiati dall’inizio della stagione: il Milan di Montella non ha mai avuto una identità riconoscibile e, probabilmente, non l’avrebbe mai avuta.

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È vero, dal mercato non sono arrivati fenomeni né campionati con la “C” maiuscola, ma neanche scarti. Un’ottima squadra, formata da giovani di talento e veterani già avvezzi al nostro calcio (come Bonucci, Biglia e Kalinic), che avrebbe potuto e dovuto fare di più in termini di gioco e punti. È mancata la mano dell’allenatore, inutile girarci intorno. Montella ci ha provato, ma ha fallito: in sei mesi non è riuscito a trovare un undici titolare né un sistema di gioco che si adattasse alle caratteristiche della sua rosa. Non era facile, ovviamente, assemblare un gruppo totalmente nuovo, ripartendo da zero, ma l’Aeroplanino ha avuto tempo e libertà d’azione. La crescita, però, non c’è stata.

Difesa a tre o a quattro; Ricardo Rodríguez difensore centrale; Suso seconda punta-trequartista-mezzala; Calhanoglu dietro gli attaccanti, anzi no: meglio in mezzo al campo oppure esterno; André Silva spesso e volentieri in panchina, e chi più ne ha più ne metta… Le scelte di Montella hanno fatto la differenza (in negativo, s’intende). E poi, come detto, quel sorriso davanti a telecamere e microfoni che cozzava e non poco con la rabbia di una piazza, quella rossonera, sempre più esterrefatta e delusa da certi atteggiamenti.

Bisognava dare un segnale, anche perché, ultimamente, nel calderone, insieme all’Aeroplanino, erano finiti anche gli eoi dell’estate milanista, ovvero Fassone e Mirabelli, accusati di eccessiva indulgenza nei confronti di un allenatore che stava trascinando nel baratro il Milan. Il club è passato alle cose formali, dando il benservito a Montella: con ogni probabilità (anzi, quasi certamente), Rino Gattuso non riuscirà a fare miracoli, ma di certo saprà traghettare questa squadra fino a giugno, per poi ripartire – si spera – da un top mister.

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ultimo aggiornamento: 27-11-2017


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