Moto Guzzi PL 250: la “Faccetta nera”

La Moto Guzzi PL 250 nacque in piena autarchia negli anni in cui l’Italia era impegnata a consolidare l’Impero, divenne presto nota come Faccetta nera.

Nel 1935 l’Italia, dopo l’inizio della vittoriosa campagna d’Etiopia, finì nel mirino della Società delle Nazioni che la condannò formalmente imponendo una serie di sanzioni economiche che vietarono l’esportazione all’estero di prodotti italiani e il divieto di importare materiali utili per la causa bellica. Il regime fascista, sostenuto a furor di popolo, rispose con l’autarchia. Furono realizzate lapidi “a perenne infamia” da esporre in tutti i comuni italiani, fu dato il via alla campagna “Oro alla Patria” e il 18 dicembre divenne la “Giornata della fede”, giorno in cui le italiane corsero in massa a donare le proprie fedi nuziali d’oro per sostenere l’impegno bellico. Il regime si sforzò in tutti i modi di mantenere alto il vessillo dell’amor patrio e di quello che oggi chiameremmo il made in Italy da contrapporre ad ogni prodotto straniero. Alla Moto Guzzi pensarono di dare il proprio contributo alla causa realizzando, alla fine del 1936, la “moto per il popolo”, venduta in contanti a 3950 lire oppure in comode rate mensili di 170 lire. Fu chiamata PL 250, ma nell’euforia dell’ardore patriottico qualcuno iniziò a chiamarla Faccetta nera, celebre canzone dell’epoca e chiaro riferimento alle conquiste d’Africa e alla nascita dell’Impero proclamato il 9 maggio del 1936 con l’investitura a imperatore d’Etiopia di Vittorio Emanuele III.

La PL 250 Faccetta nera, deriva dalla Moto Guzzi P 250 realizzata nel 1934 e a sua volta estrapolata dalla P 175 dopo che cessarono le particolari condizioni di favore riservate a tale cilindrata. Rispetto tuttavia alla P 250 che aveva un alesaggio e corsa di 68 x 64, pari a una cilindrata di 232,3 cc, la PL, con alesaggio e corsa di 70 x 64 mm, raggiunse i 247 cc con una potenza effettiva di 10 CV. La distribuzione era ad aste e bilancieri con valvole in testa. Il cambio era a ingranaggi scorrevoli a tre velocità con comando a pedale. Il telaio, per contenere i costi di produzione, fu realizzato in tubi di acciaio ed elementi in lamiera stampata. La sospensione anteriore venne affidata a una forcella a parallelogramma in lamiera stampata e ammortizzatori a frizione. Quella posteriore era rigida con il comfort affidato ai molloni della sella. Le ruote montavano cerchi a canale e pneumatici 3,00 x 19. La velocità massima era di circa 100 km/h.

L’esemplare della collezione Brunelli è del 1937 ed originale in ogni dettaglio, come certifica la targa oro ASI.

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ultimo aggiornamento: 06-04-2015

Redazione News Mondo

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