MotoGP: due cacciatori e la lepre

MotoGP. Il decimo round di Indy si conclude con Rossi, la lepre, sempre in testa alla classifica mondiale e i due cacciatori (Marquez e Lorenzo) che rosicchiano punti.

Jorge Lorenzo era convinto di vincere a Indianapolis e consolidare così la rimonta sul compagno di casacca Valentino Rossi, ma è riuscito solo a rosicchiare 4 dei tredici punti con i quali il Dottore si era presentato alla riapertura delle ostilità sulla velocissima pista americana. A rompergli le classiche uova nel paniere ci ha pensato il redivivo Marc Marquez, tornato il Cannibale di sempre che ha aspettato la terzultima tornata per strappargli la vittoria, quando già sembrava cosa fatta.

Marc non ha alcuna intenzione di abdicare senza combattere. Lo ha dimostrato a Indy con il terzo centro stagionale (il secondo di fila) che lo ha portato a 56 punti da Valentino. Un distacco incolmabile per chiunque altro, ma non per uno che di nome fa Marc Marquez. Tatto più dopo aver ritrovato il giusto feeling con la sua Honda ed essere di nuovo in perfetta simbiosi con essa, realizzando quell’unione tra uomo e macchina che da sempre fa la differenza negli sport dei motori tra il campione e il buon comprimario. Ruolo toccato a Indy a Dani Pedrosa che, pur mettendocela tutta, non è riuscito a restare attaccato al compagno di squadra e neppure a tenere a debita distanza Valentino Rossi.

Ed eccoci al Dottore: 10 podi su 10 gare (3 vittorie, 2 secondi posti, 5 terzi posti). Un bottino incredibile che dimostra costanza, sangue freddo e una straordinaria capacità di valutare ogni situazione e di agire di conseguenza correndo, se è necessario, più con il cervello che con il cuore. Gli acuti dei suoi giovani avversari non lo spaventano (Lorenzo 4 vittorie 6 podi – Marquez 3 vittorie 5 podi). Resta sempre concentrato. Non si perde mai d’animo anche quando, come a Indy dopo qualifiche tanto povere il podio sembrava un miraggio. È combattivo o calcolatore a seconda della necessità. La lunga esperienza, le disastrose stagioni in Ducati ne hanno temprato il carattere, rendendolo più guardingo e attento al dettaglio. Sa di essere la preda e che i due spagnoli hanno dieci anni meno di lui e vanno fortissimo, ma ha ancora molte carte da giocare. Sulle piste più amate è ancora in grado di compiere magie. I pronostici non gli sono favorevoli, ma è riuscito fino ad ora a smentirli. La meravigliosa illusione, potrebbe anche non essere un’illusione.

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ultimo aggiornamento: 10-08-2015

Enzo Caniatti

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