MotoGP Valencia: Mission Impossible per Vale

MotoGP Valencia si corre domenica alle 14. È l’ultima prova del più bello, spettacolare, combattuto e… avvelenato mondiale da quando c’è la MotoGP. Tutto può accadere.

Si avvicina il fatidico giorno, domenica a Valencia, in Spagna, si corre l’ultima prova della MotoGP. In ballo c’è il titolo mondiale tra i due campioni della Yamaha Valentino Rossi e Jorge Lorenzo, separati da un fazzoletto di punti. Già questo basterebbe da solo a rendere al calor bianco la sfida e ad iscrivere la MotoGP Valencia tra gli annali delle corse motoristiche. Ma a rendere ancora più infuocata la gara spagnola è l’atmosfera di tensione, avvelenata dalle polemiche che si respira poche ore prima che i piloti scendano in pista.

Oggi alle 15,30 è previsto un incontro istituzionale della federazione con tutti i soggetti coinvolti nella vicenda per cercare di stemperare gli animi. E in nome della moderazione è stato deciso di annullare la classica conferenza stampa delle 17 per evitare di mettere i contendenti assieme e soprattutto di darli in pasto alla muta di giornalisti, i tre quarti fuori settore, molti dei quali presenti a Valencia solo perché attratti “dall’odore del sangue”. Scusate la crudezza, ma purtroppo è così che oggi va il mondo.

Che ci troviamo davanti a un evento straordinario ed epocale dello sport motociclistico lo si evince da tutta una serie di fatti. Non ultimo i comunicati di Honda e Yamaha diramati in questi ultimi giorni. Inizia Honda che affida al suo vicepresidente esecutivo sulle corse Shuhei Nakamoto il compito di sottolineare come Marquez sia caduto perché Rossi gli ha dato un calcio. Che è il fatto non soltanto depenalizzato, ma neppure preso in considerazione dalla direzione gara che ha invece sanzionato Rossi per aver allargato scientemente la traiettoria. Insorge Yamaha che puntualizza come la direzione abbia detto tutt’altra cosa.

Diatriba normale tra due Scuderie, se non fossero entrambe giapponesi. Sì perché anche nelle corse vigono le antiche regole dell’epoca feudale. Per intenderci quella dei Samurai. Honda è un po’ lo shogun, il supremo capo delle Case motociclistiche giapponesi che hanno una sorta di forma di reverenza e assoggettamento nei suoi confronti. Quando questa detta la linea le altre di norma la seguono come ad esempio nelle questioni tecniche e regolamentari. La ribellione di Yamaha è fatto più unico che raro.

Poi c’è Valentino Rossi che con una decisione individuale e personale presenta un ricorso con la forma dell’urgenza al TAS, tribunale di arbitrato supremo dello sport, convinto di poter dimostrare le proprie ragioni e ottenere la depenalizzazione o quantomeno la sospensiva del provvedimento, che lo metterebbero di fatto in condizione di poter correre a Valencia senza alcuna costrizione. La decisione del TAS si attende per venerdì prima che inizino le prove.

Tutto può quindi ancora accadere ed è impossibile prevedere come andrà a fine. Ciò che è certo è che le velenose polemiche hanno finito per avere il sopravvento sul fatto sportivo. Nella vicenda tutti i protagonisti: Rossi, Marquez e Lorenzo, hanno commesso errori e contribuito con il loro comportamento a creare l’atmosfera velenosa di ripicche e sospetti che aleggia sull’ultima prova del mondiale.

Vale si è lasciato troppo andare, cosa che non è da lui. Poteva risparmiarsi la pantomima di Sepang. Marc ha tirato troppo la corda con un atteggiamento in pista al limite della provocazione. Jorge che poteva starsene al di fuori della diatriba ci si è ficcato invece dentro dimostrando platealmente le sue simpatie se non un patto segreto con Marquez.

Ora spero solo che, qualunque sia il verdetto del TAS, in pista, una volta abbassata la visiera del casco, tutti e tre pensino solo a correre e a vincere.

Iscriviti alla Newsletter:

Acconsento all’invio di newsletter di Delta Pictures

ultimo aggiornamento: 04-11-2015

Enzo Caniatti

X