Pazzesco: muore in stato d'arresto, l'Italia viene condannata
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Pazzesco: muore in stato d’arresto, l’Italia viene condannata

giudice martello tribunale

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la morte di un uomo in questura a Milano.

Un uomo – indicato con le iniziali C.C. – in arresto per presunti reati di droga – è morto per overdose mentre era sotto custodia in Questura a Milano. La questione mette in pericolo l’Italia, che viene condannata da Strasburgo per non aver rispettato l’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.

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L’Italia sotto accusa

Secondo i giudici, la morte dell’uomo si sarebbe potuta evitare se i poliziotti avessero adottato tutte le precauzioni che si possono ritenere necessarie in una situazione del genere.

Secondo l’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, infatti, “il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena”.

Adesso l’Italia dovrà pagare 30mila euro per danni morali alla madre, alla compagna e alla figlia della vittima.

La vicenda

Il 10 maggio del 2001 C.C. venne arrestato insieme ad altri tre indagati, durante un’operazione anti droga. Avendo assunto stupefacenti, apparve in uno stato fisico preoccupante: aveva conati di vomito mentre dalla bocca gocciolava del liquido chiaro.

Intorno alle 3.30 venne trasferito in una camera di sicurezza in questura a Milano. Poi, intorno alle 5.50 andò in bagno dove iniziò a vomitare fino al collasso, con sangue che gli usciva dal naso. All’arrivo dei soccorsi, l’uomo aveva convulsioni e problemi respiratori. Dopo pochi minuti venne dichiarato morto.

Dall’autopsia era emerso che la causa della morte era un’intossicazione acuta di cocaina assunta poco prima di morire. Il poliziotto che lo aveva accompagnato in bagno disse poi che “non aveva fatto attenzione all’uomo perché era impegnato a registrare e fare le foto segnaletiche di altre persone”.

La famiglia di C.C. fede causa al ministero dell’Interno per omissione di soccorso e omessa sorveglianza. Le indagini confermarono che la polizia aveva mancato di provvedere a un’adeguata sorveglianza della vittima, evidentemente era in possesso di una grossa quantità di cocaina.

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ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2023 15:57

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