La storia di Nannie Doss, la serial killer americana condannata nel 1955 per l’omicidio del marito Samuel Doss e legata alle morti per veleno di diversi familiari.
Nannie Doss, nata Nancy Hazle nel 1905 in Alabama, è ricordata come una delle più note assassine seriali americane. La stampa la soprannominò “Giggling Granny”, la “nonna ridacchiante”, per il modo in cui sorrideva e rideva anche mentre parlava dei delitti. Altri giornali la chiamarono “Jolly Black Widow”, “Lonely Hearts Killer” e “Lady Bluebeard”.
Il suo caso attraversò più Stati americani — Alabama, North Carolina, Kansas e Oklahoma — e coinvolse una lunga serie di morti familiari tra gli anni Venti e il 1954. Le vittime attribuitele nelle ricostruzioni comprendono mariti, figli, nipoti, la madre, una sorella e una suocera, quasi sempre con l’uso di veleno per topi o arsenico.
La verità processuale si concentrò soprattutto sull’ultimo marito, Samuel Doss, morto a Tulsa nel 1954. L’autopsia rivelò una quantità enorme di arsenico nel corpo. Nannie Doss venne arrestata, confessò diversi omicidi e nel 1955 fu condannata all’ergastolo in Oklahoma. Morì in carcere nel 1965.

Nannie Doss: dai matrimoni per corrispondenza alla scia di morti in famiglia
La vita criminale di Nannie Doss si sviluppò dentro le relazioni familiari. Il primo matrimonio fu con Charley Braggs, sposato nel 1921 quando lei aveva 16 anni. Da quell’unione nacquero quattro figlie. Nel 1927, due bambine morirono dopo una colazione; all’epoca si parlò di intossicazione alimentare. Braggs, insospettito, lasciò la moglie e rimase l’unico marito di Nannie Doss a sopravvivere.
Il secondo marito fu Frank Harrelson, conosciuto attraverso una rubrica per cuori solitari. Morì nel 1945 dopo aver bevuto da un contenitore in cui, secondo la confessione successiva, Nannie aveva versato veleno per topi. Anche il terzo marito, Arlie Lanning, morì dopo un pasto avvelenato; la causa venne inizialmente registrata come insufficienza cardiaca, anche perché l’uomo era considerato un forte bevitore.
La serie proseguì con Richard Morton, sposato in Kansas nel 1952. Prima della sua morte, anche la madre di Nannie, Louisa Hazle, morì dopo avere accusato forti dolori allo stomaco. Pochi mesi dopo, Morton bevve caffè contaminato con arsenico e morì. Il filo ricorrente era sempre lo stesso: rapporti affettivi trasformati in trappole domestiche, malattie improvvise, nessuna autopsia immediata e un’apparenza familiare capace di disinnescare i sospetti.
Dietro l’immagine della donna sorridente e appassionata di romanzi sentimentali, gli investigatori ricostruirono una sequenza di avvelenamenti distribuita in quasi trent’anni. Molte morti non arrivarono mai a un processo autonomo, ma entrarono nel quadro emerso dopo l’arresto per Samuel Doss.
Samuel Doss, l’autopsia e l’ergastolo in Oklahoma
Nel giugno 1953, Nannie sposò Samuel Doss, ministro nazareno di Tulsa. Il matrimonio durò poco più di un anno. Samuel si ammalò una prima volta dopo avere mangiato un dolce contaminato con arsenico e trascorse un periodo in ospedale. Tornato a casa, morì il 12 ottobre 1954 dopo avere bevuto caffè avvelenato.
Questa volta il medico non accettò una spiegazione naturale. Chiese l’autopsia e l’esame rivelò una quantità di arsenico sufficiente a dimostrare l’avvelenamento. Nannie Doss venne arrestata e l’inchiesta cominciò ad allargarsi alle morti precedenti. Durante gli interrogatori confessò l’uccisione dei mariti e alcune esumazioni confermarono la presenza di veleno o arsenico in altri corpi.
Lo Stato dell’Oklahoma concentrò il processo sull’omicidio di Samuel Doss. Nel 1955, Nannie Doss ricevette l’ergastolo. Gli altri Stati coinvolti aprirono o valutarono accuse, ma non ci furono ulteriori processi fuori dall’Oklahoma. Il suo caso divenne nazionale anche per il contrasto tra la gravità delle confessioni e l’immagine pubblica della donna, spesso descritta dai giornali mentre sorrideva in tribunale.
Nannie Doss morì di leucemia il 2 giugno 1965 nell’ospedale del penitenziario statale dell’Oklahoma, a McAlester. La sua storia resta quella di una condanna formale per un solo omicidio, quello di Samuel Doss, e di una lunga serie di morti familiari attribuitele dalle confessioni, dalle esumazioni e dalle ricostruzioni investigative.