Finisce la latitanza di Antonino Pesce, 34 anni, uno dei boss più pericolosi della ‘Ndrangheta. Il reggente del clan di Gioia Tauro è stato arrestato a Gioia Tauro

GIOIA TAURO (RC) – Era considerato uno dei latitanti più pericolosi della ‘Ndrangheta: Antonino Pesce, 34 anni, reggente dell’omonimo clan che opera nella Piana, è stato arrestato nella notte dai Carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria e quelli della Compagnia Carabinieri, insieme allo Squadrone cacciatori Calabria. I militari hanno individuato Antonino Pesce in un appartamento a Gioia Tauro dove, presumibilmente, aveva incontrato la moglie e i figli. Insieme al latitante è stato tratto in arresto Tonino Belcastro, 53enne già noto alle Forze dell’Ordine, con l’accusa di favoreggiamento.

Green Pass obbligatorio, tutte le regole da rispettare

Le accuse della DDA di Reggio Calabria

Antonino Pesce, dopo essersi sottratto a un fermo disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia dello Stretto, si era dato alla latitanza dallo scorso luglio. Al momento dell’arresto, il capo clan di Gioia Tauro ha cercato di disfarsi di una pistola semiautomatica. La Procura del capoluogo reggino gli contesta i reati di associazione mafiosa e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Antonino Pesce era la mente finanziaria e organizzativa dell’omonimo clan e il rappresentante dello stesso nei rapporti con la altre ‘ndrine, in particolare quella dei Bellocco e dei Molè.

ultimo aggiornamento: 29-01-2017


Ruby ter, Berlusconi rinviato a giudizio. La difesa: “Processato per il reato di generosità”

Esami di maturità, latino al Liceo classico, matematica allo scientifico: le materie delle seconde prove