Antonio Fosson, presidente della Valle d’Aosta, ha rassegnato le dimissioni a seguito dell’indagine che lo accusa di aver effettuato uno scambio elettorale con la ‘ndrangheta.

AOSTA – Il terremoto politico che si è abbattuto sulla Valle d’Aosta ha portato alle dimissioni di Antonio Fosson.

Follon lascia la presidenza

Il presidente della Regione Valle d’Aosta ha infatti rassegnato le dimissioni durante una riunione straordinaria di maggioranza nel Palazzo regionale. Le motivazioni sono legate all’avviso di garanzia ricevuto dalla Dda per scambio elettorale politico-mafioso in merito ad un’inchiesta sul condizionamento delle elezioni del 2018 in Valle d’Aosta da parte della ‘ndrangheta. A questo punto, si fa sempre più concreta la strada del ritorno alle urne.

https://www.youtube.com/watch?v=-ig22Mri7Dw

Valle d’Aosta, terremoto politico

Anche gli assessori Laurent Viérin (Turismo e Beni culturali) e Stefano Borrello (Opere pubbliche) hanno annunciato che si dimetteranno. Il consigliere Luca Bianchi, invece, lascerà l’incarico di presidente di commissione e di capogruppo dell’Union Valdôtaine. Tutti e tre sono indagati nell’ambito della medesima inchiesta per scambio elettorale politico-mafioso.

Le mani della ‘ndrangheta

Le indagini sono in corso ormai da diversi mesi. Secondo una prima ricostruzione, Fosson avrebbe incontrato Gaetano Petullà, un semplice anziano pensionato di origini calabresi ma “soggetto vicino ad esponenti del ‘locale Aosta’ quali Antonio Raso e Marco Di Donato”. Il primo – come testimoniato anche dai carabinieri – ha visto il presidente valdostano “per parlare delle elezioni regionali. Il discorso, però, avviene a voce bassa e per questo non si riesce a capire bene cosa dicono“. L’inchiesta ha portato alla luce le infiltrazioni della ‘ndrangheta fino al profondo Nord d’Italia.

Coronavirus, online la nuova autocertificazione

TAG:
Antonio Fosson ndrangheta scambio elettorale Ultima Ora Valle d'Aosta

ultimo aggiornamento: 14-12-2019


Gli uomini di Berlusconi possono salvare il governo

Banca Popolare di Bari, scontro al Governo