Cosa sappiamo sulla nuova quota 100 per andare in pensione a 64 anni e quanto effettivamente si perderebbe. I dettagli.
Andare in pensione a 64 anni, con tre anni e mezzo di anticipo rispetto all’età ordinaria, potrebbe comportare una riduzione significativa dell’assegno previdenziale. La nuova versione di Quota 100 a cui lavora la Lega, infatti, prevederebbe una condizione precisa: accettare il ricalcolo dell’intera pensione con il sistema contributivo. Una scelta che, secondo una simulazione della Uil, potrebbe tradursi in una perdita di quasi 5mila euro lordi all’anno.

Nuova quota 100: flessibilità sulle pensioni
La proposta si inserisce nel fondo da 850 milioni di euro annui per il triennio 2027-2029, istituito con l’ultima legge di bilancio per finanziare interventi di sostegno all’uscita dal mercato del lavoro. La Lega vorrebbe utilizzare queste risorse per introdurre una forma di flessibilità pensionistica che permetta di lasciare il lavoro a 64 anni, a condizione di aver maturato almeno 36 anni di contributi.
Attualmente questa possibilità è prevista, in linea generale, per chi ha cominciato a versare contributi dal primo gennaio 1996 e rientra interamente nel sistema contributivo. L’ipotesi della Lega punta invece ad allargarla anche ai lavoratori con una storia contributiva precedente a quella data, chiedendo però di rinunciare al sistema misto e accettare il calcolo interamente contributivo.
Una prospettiva criticata anche da Elsa Fornero, che ha definito l’iniziativa “una misura sfacciata e ingannevole”, contestando inoltre il finanziamento attraverso una nuova imposta a carico dei pensionati.
La simulazione della Uil: quanto si perde
A quantificare le conseguenze economiche è il servizio politiche previdenziali della Uil, che ha confrontato due scenari relativi a una lavoratrice con 64 anni di età , 36 anni di contributi e un’ultima retribuzione annua lorda di 35mila euro.
Nel primo caso, il pensionamento avviene subito, a 64 anni, con il ricalcolo contributivo dell’intero assegno. Il risultato è una pensione lorda annua di 25.477 euro. Nel secondo scenario, invece, la lavoratrice continua a lavorare per altri tre anni e sei mesi, andando in pensione a 67 anni e mezzo con il sistema misto. L’assegno raggiungerebbe così 30.466 euro lordi all’anno.
La differenza è di 4.989 euro lordi annui, pari a circa 384 euro al mese considerando tredici mensilità . In percentuale, anticipare il pensionamento a 64 anni comporterebbe una riduzione del 16,38% rispetto alla pensione ottenuta proseguendo l’attività lavorativa.
Il confronto mostra quindi il costo economico dell’anticipo previdenziale nell’esempio elaborato dal sindacato: la possibilità di lasciare prima il lavoro avrebbe come contropartita un assegno sensibilmente più basso.