Torna un argomento di primo piano in Unione europea quello dell’immigrazione. Ecco il nuovo piano in 20 punti.

L’Europa cerca di coordinarsi nuovamente sui flussi migratori, anche sollecitata dall’Italia e dalle tensioni con la Francia scaturite dal blocco dell’esecutivo di Roma. L’obiettivo del governo Meloni era proprio quello di riportare l’attenzione sulla questione. Il nuovo piano si concentra sulla rotta del Mediterraneo centrale che insieme a quella balcanica sono le due più pericolose.

Il nuovo piano europeo rivede anche le procedure dei ricollocamenti. Secondo quanto prevede il piano ci vuole più collaborazione e dialogo tra i paesi membri che devono comunicare di più sulla questione. Su insistenza dell’Italia, il prossimo venerdì discuteranno i ministri dell’Interno Ue su questo piano. Le linee del piano si articolano in 20 punti e accoglie anche la richiesta di aiuto dell’Italia partendo dal presupposto dell’aumento di arrivi irregolari nella Ue. Tra i punti c’è anche il codice di condotta per le navi umanitarie da ridiscutere con le autorità marittime internazionali, il coinvolgimento degli Stati di bandiera.

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Ma anche redistribuzione e finanziamenti per i rimpatri. Questi punti sono per il ministro dell’Interno italiano Piantedosi è un buon punto di partenza in vista dei negoziati. “Sono molto soddisfatto. In particolare mi riferisco alla condivisione dell’esigenza di una più intensa cooperazione con i Paesi di origine e transito dei flussi migratori, anche attraverso la realizzazione di specifici programmi europei di investimenti su quei territori” ha commentato Piantedosi.

Secondo il ministro è molto significativo anche il punto relativo all’implementazione del meccanismo di solidarietà, adottato nel giugno scorso ma che ha prodotto risultati insufficienti per l’Italia. Il piano, inoltre, dà un maggiore ruolo anche agli stati di bandiera delle navi Ong come richiesto proprio da Roma per un maggiore coordinamento delle attività di ricerca e soccorso.

Questi 20 punti proposti dall’Ue sono improntati a ridurre l’immigrazione illegale e non sicura. “L’obbligo legale di soccorrere e di garantire la sicurezza della vita in mare è chiaro, a prescindere dalle circostanze che portano le persone a trovarsi in una situazione di disagio. Salvare vite è sempre il primo obbligo, ma qui ci sono molte sfide. La situazione odierna delle navi private che operano in mare è uno scenario che manca ancora di sufficiente chiarezza” scrive l’Ue.

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ultimo aggiornamento: 22-11-2022


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