In Olanda si sta indagando sulla morte di un neonato in un centro di richiedenti asilo.

Caos in Olanda per la morte di un neonato nel centro di richiedenti asilo che ha scatenato le proteste razziste contro gli immigrati. Le autorità stanno indagando sulla morte del bambino di tre mesi avvenuta ieri nel principale centro per richiedenti asilo del Paese, Ter Apel. Secondo le Ong qui vigono condizioni di vita disumane a causa del grave sovraffollamento. Spesso i richiedenti asilo devono rimanere fuori dai cancelli a causa della mancanza di posti.

Volontari della Croce Rossa testimoniano il cambiamento: “l’atmosfera è diversa, sta diventando davvero sporco qui, c’è un sacco di spazzatura per terra. Le cabine dei bagni puzzano non poco, è una situazione terribile, spiacevole per le persone e certamente non sicura”. Stesso la Croce Rossa ieri notte ha segnalato 700 persone che non sono state registrate e hanno dormito fuori dal centro. “Se 700 persone dormono qui la notte e giacciono per terra, allora quello che facciamo non è mai abbastanza”.

Secondo Medici senza frontiere nel centro mancano le docce e i bagni sono di fatto inagibili. “La situazione al suo interno è uguale a quella dei campi di Lesbo, in Grecia,”, ovvero una condizione disumana.

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Le condizioni disumane dei centri di accoglienza in tutta Europa

I medici stanno constatando le condizioni di accoglienza del centro simili a quelle dei peggiori centri profughi lungo i confini europei. Ma l’episodio ha suscitato anche le feroci proteste dei cittadini residenti contro l’Agenzia olandese per i rifugiati che vuole ospitare fino a 300 persone in un albergo. La crisi è degenerata a causa dei nuovi richiedenti asilo in arrivo dalla Siria. I posti non sono abbastanza in Olanda per ospitare tutti.

Inoltre, continuano le manifestazioni razziste dei residenti che invocano la chiusura del centro. “Noi diciamo che i veri rifugiati, come quelli che vengono dall’Ucraina, sono i benvenuti, ma questi sono giovani africani, e non possiamo più tollerarli” dice un uomo.

Ibrahim, rifugiato siriano, racconta a Euronews le pessime condizioni in cui è stato accolto. “Sono rimasto tre giorni e faceva molto freddo. La scorsa notte c’era vento. C’era un vento forte e non abbiamo più dormito dalle tre del mattino in poi. Non ci sentiamo al sicuro fuori dal centro di accoglienza. Non siamo entrati e non abbiamo il permesso di entrare nel centro”.

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ultimo aggiornamento: 26-08-2022


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