La Suprema Corte ha respinto il ricorso della difesa di Alberto Stasi, condannato per l’omicidio a Garlasco della fidanzata Chiara Poggi.

ROMA – Garlasco è entrato nella notorietà il 13 agosto 2007, allorché avvenne il brutale omicidio di Chiara Poggi, una ragazza di appena 26 anni. Il comune, neanche diecimila anime, è sito in provincia di Pavia, poco distante da Vigevano. E fino a quel tragico evento era sconosciuto ai più.

Revisione processo Stati, no della Cassazione

La Suprema Corte ha respinto il ricorso della difesa di Alberto Stasi – il giovane condannato a 16 anni di reclusione per aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi a Garlasco il 13 agosto 2007 – contro il ‘no’ alla revisione del processo pronunciato dalla Corte di Appello di Brescia lo scorso due ottobre. In pratica, anche per i giudici della Cassazione non ci sono nuove prove per riaprire il caso. Il verdetto è stato emesso venerdì sera (19 marzo 2021) dalla Prima sezione penale.

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Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi

La mattina del 13 agosto 2007 la ventiseienne impiegata – laureata in Economia – venne uccisa nella propria abitazione a causa di violenti colpi inferti con un corpo contundente mai identificato (gli investigatori hanno ipotizzato potersi trattare di un martello). La ragazza era sola in casa, mentre i genitori e il fratello erano in vacanza. Il fidanzato Alberto Stasi, studente della Bocconi e in seguito impiegato commercialista, trovò il corpo della ragazza e diede l’allarme, ma i sospetti si concentrarono subito su di lui a causa dell’eccessiva pulizia delle scarpe e su alcune incongruenze del suo racconto.


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