Vittorio Feltri commenta l'omicidio del capotreno: la soluzione
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Omicidio capotreno, Feltri ha la soluzione: cosa bisogna fare in Italia

Vittorio Feltri seduto

Il caso dell’omicidio del povero capotreno alla stazione di Bologna ha visto Vittorio Feltri dare un suo pesantissimo commento.

L’omicidio del capotreno presso la stazione di Bologna ha generato grande clamore e dolore, verso l’ennesima vittima innocente in Italia. L’aggressione subita dal 34enne Alessandro Ambrosio è uno degli ormai tanti episodi di violenza da parte di stranieri nel nostro Paese. Sull’argomento ha deciso di dare un suo commento il giornalista Vittorio Feltri.

Vittorio Feltri seduto
Vittorio Feltri – newsmondo.it

Feltri commenta l’omicidio del capotreno a Bologna

Nel suo editoriale per Il Giornale, rispondendo con la solita formula ad un lettore, Vittorio Feltri ha commentato senza mezzi termini l’omicidio del povero capotreno nelle vicinanze della stazione di Bologna. Un fatto che, secondo il giornalista è avvenuto “[…] perché lo Stato, davanti a certe dinamiche, non è uno Stato, è un ufficio che timbra carte. E quando uno Stato si riduce a timbrare carte, qualcuno muore. Stavolta è morto un capotreno, un lavoratore, un ragazzo di 34 anni, uno che faceva semplicemente il suo mestiere”.

Il riferimento è alle segnalazioni e ai precedenti del killer: “L’uomo era già stato segnalato per comportamenti violenti e molesti sul treno. Era stato fatto scendere, identificato, controllato. Si sapeva che era irregolare. Si sapeva che era aggressivo. E si sapeva anche che aveva precedenti, e non per reatini da chierichetto: porto d’armi da taglio, condotte violente. E allora ci domandiamo tutti: che cosa doveva ancora fare, prima che lo trattenessero? […]”.

La soluzione secondo il giornalista

Feltri ha quindi proseguito il suo discorso facendo riferimento a come sia diventato purtroppo l’approccio dello Stato su certe situazioni: “[…] Abbiamo trasformato la sicurezza pubblica in un gioco dell’oca. ‘Torna indietro di tre caselle, attendi il timbro, ripassa domani’. Nel frattempo, però, noi non siamo pedine. Siamo corpi. E i corpi sanguinano. E muoiono”.

Secondo il giornalista “[…] esiste un’unica soluzione seria, ed è quella che uno Stato normale applica senza tremare. Quando si ferma un individuo clandestino che si dimostra aggressivo, soprattutto se ha precedenti per armi e violenza, non lo si rimette in libertà. Punto. Lo si trattiene. Lo si porta in un Centro per il rimpatrio. Si avviano immediatamente le procedure. E si rimpatria. Fine”.

E se qualcuno ha da opporsi a tale situazione “[…] Benissimo: i diritti valgono per tutti. Ma prima vengono i diritti fondamentali dei cittadini che prendono un treno, lavorano in stazione, mandano i figli a scuola, camminano per strada. Il primo diritto è vivere”. Secondo Feltri “Alessandro Ambrosio (il capotreno ndr) è morto perché qualcuno ha preferito la burocrazia alla logica, la prudenza politica alla fermezza, la carta alla realtà. E finché non avremo il coraggio di dichiararlo e di cambiare, ne moriranno altri di noi”.

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ultimo aggiornamento: 8 Gennaio 2026 12:11

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