Il caso dell’omicidio di Marta Russo presenta ancora molti interrogativi per cui non si trova risposta: dall’arma del delitto al movente.

Marta Russo era una studentessa di giurisprudenza di Roma. Era anche un’ex campionessa di scherma. Quando morì aveva soltanto 22 anni: fu uccisa la mattina del 9 maggio 1997, alle 11:42. La giovane venne colpita da un proiettile sulla nuca proprio mentre si trovava insieme ad una sua amica a camminare in un vialetto della sua università, La Sapienza di Roma. 

Dopo venticinque anni dalla tragedia, ancora dell’arma del delitto e del movente non si sa nulla. Difatti, la pistola che esplose il proiettile che uccise la giovane 22enne, non fu mai ritrovata. Inoltre, il motivo che spinse il killer a sparare contro Marta Russo non si conosce tutt’oggi. 

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La vicenda

Lo sparo perforò la giovane entrando dall’orecchio sinistro. Fin da subito, le condizioni di Marta erano evidentemente gravi. Secondo quanto raccontato dai testimoni presenti al momento dello sparo, nessuno si era avvicinato alla giovane poco prima che il proiettile la perforò. Il colpo era arrivato da molto lontano. 

Gli studenti raccontarono di aver sentito un tonfo sordo, motivo per cui gli investigatori ebbero motivo di credere che il killer possa aver utilizzato un silenziatore. Iolanda Ricci, l’amica di Marta che si trovava con lei durante la passeggiata, disse di aver inizialmente pensato ad un malore dell’amica. 

Ancora nessuna ipotesi per quanto riguarda invece il movente. Dopo lo sparo, Marta cadde a terra e subito vennero allertati i soccorsi. La giovane morì 5 giorni dopo mentre si trovava in ospedale. Da lì inizia l’inchiesta da parte della Procura di Roma. 

I giovani testimoni ricostruivano la vicenda in modo confusionale. Qualcuno raccontava di due giovani assistenti universitari Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, che nell’aula 6 al primo piano della facoltà di Gurisprudenza, si passarono un’arma. 

La Procura stabilì la pena di cinque anni e quattro mesi per omicidio colposo nei confronti di Scattone, mentre quattro anni e due mesi per favoreggiamento a Ferraro. «La premessa conclusiva della Corte del disposto rinvio è che al termine del processo si sa che Giovanni Scattone ha sparato ma non si sa né perché né come». Sono queste le parole scritte nella sentenza. 

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ultimo aggiornamento: 24-07-2022


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