Migranti, scoppia il caso Ong: un mondo di eroi o di criminali

Ong, un mondo di eroi o fuorilegge?

Migranti, le Ong dividono l’Italia e l’Europa: si tratta di un mondo fatto di eroi o di criminali? La risposta spetta alla legge e alla Storia.

Continua a far discutere il caso migranti e soprattutto continua a dividere il ruolo delle Ong, accusate di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina da una parte dell’opinione pubblica e osannate dall’altra. Insomma, che chi vede in queste organizzazioni una banda di criminali e chi invece ci vede un mondo di eroi.

Carola Rackete
fonte foto https://twitter.com/robertosaviano

Ong, un mondo di eroi o criminali?

L’ultima parola spetterà ovviamente alla giustizia o forse alla Storia, che saprà dire chi o cosa muove questo universo. Le autorità competenti continuano a visionare i video dei salvataggi per accertarsi che tutto sia avvenuto (e avvenga) secondo la norma e le regole del mare.

Ma il discorso è decisamente più complesso. Chi prende il mare per soccorrere (o prelevare) i migranti parte dal presupposto che queste persone vadano salvate dalla Libia, dove vivono in stato di detenzione e subiscono violenze fisiche e psicologiche. Quindi è facile immaginare che non tutti i salvataggi avvengano in maniera propriamente conforme alle regole. A volte scatta una vera e propria lotta contro il tempo tra le imbarcazioni delle Ong e le autorità libiche.

Carola Rackete
Fonte foto: https://www.facebook.com/pg/seawatchprojekt/

Il nodo della Libia

È legale tutto questo? Fino a quando la Libia continuerà in maniera formale a far parte del quadro e del progetto per il soccorso delle persone in mare, dal punto di vista legale l’attività delle Ong è quantomeno discutibile. Ma le autorità europee, e anche Matteo Salvini, hanno riconosciuto che la Libia non possa essere considerata come un porto sicuro per i migranti.

La rotta verso l’Italia

Il secondo nodo riguarda invece la destinazione delle imbarcazioni che soccorrono le perone in mare. La prima e spesso l’unica scelta è l’Italia, con una netta preferenza per Lampedusa. Una meta da raggiungere anche a costo di rimanere quattordici giorni fermi in mezzo al mare, come fatto da Carola Rackete con la Sea Watch 3. Nello stesso arco di tempo la nave avrebbe potuto raggiungere altri porti, come quello di Malta ad esempio.

Stando alle normative nude e crude l’Italia non dovrebbe essere la prima scelta di navi che battono bandiere di altri stati, Germania e Olanda ad esempio. La sensazione è che la scelta di approdare in Italia sia anche politica o quantomeno ideologica. Lo scopo sembrerebbe essere quello di smontare la linea repressiva condotta da Matteo Salvini, diventato icona dei porti chiusi. Scopo della lotta sembrerebbe essere quello di fare dell’Europa un continente più accogliente, con l’Italia come facile capro espiatorio.

Sea Eye migranti
Fonte foto: https://www.facebook.com/seaeyeIT

Un fenomeno senza una risposta

Fare un bilancio non è semplice così come sarebbe sbagliato lasciarsi andare a facili estremismi. Criminali o eroi? Forse nulla di tutto questo, forse entrambe le cose. O forse un manipolo di eroi che rispondono a interessi decisamente meno nobili. Magari senza saperlo.

ultimo aggiornamento: 07-07-2019

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