La polizia ha fermato sette persone in Calabria nell’ambito di un’inchiesta sul caporalato. I lavoratori venivano pagati un euro e 50 l’ora.

AMANTEA (CS) – Operazione contro il caporalato in Calabria. Il commissariato di polizia di Paola, diretto dal vicequestore Giuseppe Zanfini, è entrato in azione alle prime luci dell’alba per eseguire sette misure cautelari.

Caporalato in Calabria

Il Tribunale di Paola, su richiesta della procura, ha emesso infatti sette misure cautelari agli arresti domiciliari e il sequestro di un’azienda agricola. Cinque italiani, tutti imprenditori agricoli di Amantea, nel cosentino, e due stranieri, ritenuti responsabili di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro di cittadini stranieri.
L’inchiesta è partita a seguito della denuncia di un lavoratore, ormai stanco delle condizioni disumane alle quali era costretto.

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Un euro e 50 l’ora

La polizia ha quindi scoperto che i lavoratori, provenienti dal Bangladesh, erano sottoposti a turni di lavoro massacranti, pagati un’ora e cinquanta l’ora. Gli immigrati erano costretti a mangiare a terra, continuamente minacciati e insultati. Vivevano anche in dieci in un appartamento di appena 70 metri quadrati, con servizi inefficienti.

L’impegno del ministro Bellanova

Nel frattempo, continua l’impegno del Governo a opera del ministro Bellanova contro il caporalato. La responsabile del dicastero delle Politiche agricole, lo scorso 13 maggio, aveva dichiarato in conferenza stampa: “Voglio sottolineare un punto per me fondamentale, l’emersione dei rapporti di lavoro. Da oggi gli invisibili saranno meno invisibili. Un punto per me e per la mia storia personale fondamentale, l’emersione dei rapporti di lavoro. Da oggi possiamo dire che lo Stato è più forte del caporalato“.

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calabria caporalato Paola sfruttamento del lavoro

ultimo aggiornamento: 23-06-2020


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