La Corte suprema del Pakistan ha accolto il ricorso contro la condanna a morte nei confronti di Asia Bibi. La donna, di fede cristiana, era stata accusata di blasfemia.

ISLAMABAD – Asia Bibi non sarà condannata a morte. Questa la decisione della Corte suprema del Pakistan, la quale ha accolto il ricorso presentato contro la decisione del tribunale, confermata nel 2014 dall’Alta corte di Lahore, di condannarla alla pena capitale per il reato di blasfemia. Khadim Hussain Rizvi, a capo del partito islamista Tehreek-e-Labbaik Pakistan (Tlp), sta organizzando una protesta nazionale contro l’assoluzione della donna.

Il caso di Asia Bibi

La vicenda risale al 14 giugno 2009. Asia Naurīn Bibi è una lavoratrice agricola a giornata, impegnata nella raccolta di alcune bacche. Quel giorno, scoppia un diverbio con le lavoratrici vicine, di religione musulmana: le era stato chiesto di andare a prendere dell’acqua ma un gruppo di donne l’avrebbe respinta sostenendo che Asia, in quanto cristiana, non avrebbe dovuto toccare il recipiente. Il 19 giugno, le donne denunciano Asia Bibi alle autorità sostenendo che, durante la discussione, avrebbe offeso Maometto.

Arresto, violenza e condanna

La donna viene così picchiata, chiusa in uno stanzino, stuprata e infine arrestata nel villaggio di Ittanwalai, nonostante contro di lei non ci sia nessuna prova. Viene condotta nel carcere di Sheikhupura. Asia Bibi ha sempre negato le accuse e ha replicato di essere perseguitata e discriminata a causa del suo credo religioso. In suo favore sono intervenuti gli attivisti per i diritti umani e la e comunità cristiana.

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ultimo aggiornamento: 31-10-2018


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