Paolo Marzotto: il Cavaliere del rischio

Matiné organizzato da Silvia Nicolis per presentare, nella suggestiva cornice del Museo, il libro di Danilo Castellarin dedicato a “I Cavalieri del rischio”. Testimone d’eccezione il Conte Paolo Marzotto.

Metti una mattina nell’ovattata sala conferenze del Museo Nicolis. Fuori l’asfalto si scioglie, tanto sono cocenti i raggi del sole. Ma lì, nella penombra climatizzata tutto è fresco e riposante. Sul grande schermo scorrono le immagine delle gare automobilistiche d’antan.

Su una strada polverosa, tra il denso fumo dei tubi di scappamento, si rincorrono, sorpassano, sbandano, rischiano il ribaltamento ad ogni curva le sbuffanti macchine da corsa degli anni Venti. Siamo in Francia, sul tracciato de la Sarthe, nei pressi di Le Mans, si corre la prima 24 ore. Poche sequenze, con in primo piano le imponenti Bentley che tra il 1924 e il 1930 conquistarono cinque vittorie, intervallate da due successi della Lorraine-Dietrich nel 1925 e nel 1926, ed eccoci ai primi anni Trenta, segnati dai trionfi dell’Alfa Romeo e di Tazio Nuvolari, seguiti da Lagonda, Bugatti, Delaye, prima che il tuono dei cannoni mettesse fine a ogni competizione.

Scorrono le immagini sullo schermo. Si ricomincia nel 1949. Il tracciato è sempre lo stesso, ma le auto sono diventate sempre più potenti e veloci. L’incremento esasperato delle prestazioni, non va però di pari passo con quello della sicurezza. I piloti corrono a velocità folli protetti da leggerissimi gusci in alluminio e immersi nel carburante. Pneumatici e freni sono del tutto inadeguati a far fronte alle spaventose potenze raggiunte dai motori. Ogni uscita di pista, ogni incidente può essere fatale. Si muore in pista e si muore sugli spalti. Impressionanti le bare di fuoco che si susseguono sullo schermo. Mostruosa, senza l’aiuto di alcun effetto speciale, la sequenza del 1955 della Mercedes-Benz 300 SLR di Pierre Levegh catapultata in alto dopo avere tamponato violentemente la Austin-Healey di Lance Macklin, prima di piombare sulla folla, disintegrandosi e provocando la morte del pilota e 83 spettatori oltre a ferirne altri 120.

Fu l’epopea de “I Cavalieri del rischio”, il titolo scelto da Danilo Castellarin per l’opera dove ha raccolto 60 interviste-verità a piloti, e non solo, italiani e stranieri che presero parte e sopravvissero a questa straordinaria saga del coraggio e dello sprezzo del pericolo. Edito da Giorgio Nada Editore lo abbiamo recensito nella sezione Libri. Qui ci preme parlare di uno di loro, straordinario ospite-testimone del matiné organizzato da Silvia Nicolis: Paolo Marzotto, 85 primavere, ma la verve intatta dei tempi d’oro, quando con le sue Ferrari passava da un trionfo all’altro.

«Il rischio faceva parte delle corse. La pelle l’ho rischiata spesso, ma una sola volta ho avuto davvero paura. Nel 1950 correvo la Mille Miglia. Le strade venivano chiuse al traffico, ma i treni continuavano a circolare e di conseguenza anche i passaggi a livello a funzionare. I concorrenti avevano l’obbligo di rispettarli. Viaggiavo a tutta velocità, la mia Ferrari raggingeva i 280 km/h, quando vedo in lontananza le sbarre che stanno scendendo. Provo a frenare, ma i freni non rispondono, non avevo vie di fuga. Così ho dato una gran botta in testa a Marino Marini, il mio secondo, urlando “Sotto Marino!” e sono passato. Sento ancora il calore del treno alitarmi sul collo».

24 Ore di Le Mans 1955. Paolo Marzotto, con la Ferrari 375 Plus, tallona la Mercedes 300 SLR di André Simon.24 Ore di Le Mans 1955. Paolo Marzotto, con la Ferrari 375 Plus, tallona la Mercedes 300 SLR di André Simon.24 Ore di Le Mans 1955. Paolo Marzotto, con la Ferrari 375 Plus, tallona la Mercedes 300 SLR di André Simon.
24 Ore di Le Mans 1955. Paolo Marzotto, con la Ferrari 375 Plus, tallona la Mercedes 300 SLR di André Simon.

Di aneddoti Marzotto ne ha tanti. Per esempio per effettuare il rodaggio delle macchine da schierare a Le Mans lui e i suoi compagni le impiegavano per compiere la trasferta. «Andavamo come dei pazzi a tutta velocità sui lunghi rettilinei delle strade francesi. Certo non c’era il traffico di oggi, ma non mancavano i carri agricoli che sbucavano dalle vie laterali tagliandoti la strada. A Le Mans ho corso spesso. C’ero anche nel 1955 quando c’è stato il terribile incidente di Levegh. Ero ai box ad aspettare di dare il cambio a Castellotti. Ad un certo punto, dalla parte opposta del nastro stradale, vedo un gruppetto di giovani che si sbracciano per attrarre la mia attenzione. Erano tre amici americani e una ragazza. Faccio loro segno che possono prendere il sottopasso per venire nel box Ferrari. Ho appena il tempo di salutarli che è il mio turno. Compio il primo giro e vedo il finimondo. Quella ragazza, che fortunatamente salvai, divenne mia moglie e io mi ritirai dalle corse. Ciò che successe quel giorno è risaputo. La corsa continuò. vinse la Jaguar. Noi e la Mercedes ci ritirammo. Si disse per rispetto alle vittime, in realtà anche i tedeschi ebbero come noi gravi problemi meccanici, non avrebbero vinto anche se avessero continuato».

Con quest’ultima rivelazione, che non mancherà di fare discutere, si conclude l’intervento del Conte Paolo Marzotto, uno di quei “Cavalieri del rischio” che contribuirono a proiettare nel mito l’automobilismo sportivo di quei gloriosi, eroici, ma anche tragici anni.

Silvia Nicolis, Paolo Marzotto e Danilo Castellarin.
Silvia Nicolis, Paolo Marzotto e Danilo Castellarin.

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ultimo aggiornamento: 06-06-2015

Enzo Caniatti

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